E’ la chiosa di un articolo pubblicato sul Times, dal titolo Excite is back and this time it makes sense.
Te lo segnalo in quanto credo che Bernhard Warner, partendo proprio dalla storia di Excite (dagli esordi in US agli sviluppi poco felici in Europa), abbia dato una lettura corretta dell’operazione.
Un piccolo appunto sulla risonanza dell’acquisizione in Italia.
Sostanzialmente non ne ha parlato nessuno (a parte Paolo, che ringrazio). Tante telefonate personali, molte email di felicitazioni, ma ufficialmente il silenzio. Evidentemente non siamo ancora entrati pienamente nella sfera del “politically correct”.
E allora spero mi perdonerai alcune desolanti e personalissime conclusioni.
Da blogger italiano interessato al business online, avrei dato sicuramente spazio ad una notizia del genere. In passato, di fronte ad episodi anche meno importanti, ho comunque ritenuto di usare il mio blog per divulgare informazioni al di là di ogni interesse particolaristico. Non sto qui a linkare, ma se hai un po’ di pazienza e ti va di spulciarti l’archivio, vedrai che è così.
Nel caso di Excite, stiamo parlando di uno dei siti più antichi del web, il cui brand europeo è passato in mani italiane. Non mi pare poco.
Il che, purtroppo, la dice lunga sulla maturità del mercato dell’online in Italia, che poi, guarda un po’, rispecchia alla perfezione la situazione politica del nostro Paese.
Sto parlando di un mondo in cui tutti (o quasi) gli attori in gioco creano e curano orgogliosamente il proprio orticello, guardando a competitors, partners e persino clienti con sospetto e spesso invidia.
Un mondo che si bea di parole quali web 2.0, social networks e corporate blogs, ma finisce con lo spartirsi briciole, incapace com’è di spiegare a chi i budget deve spenderli la convenienza concreta e tangibile (=traffico e leads) del nuovo Web sociale.
Un mondo che pesa 0 (leggi zero), non solo nel panorama mondiale (il che mi pare scontato), ma anche (ed è grave) in quello europeo.
Ad ogni modo ci ritroveremo tutti felici e contenti allo IAB. Per scambiarci i soliti falsi complimenti, i sorrisi di circostanza e, soprattutto, per continuare, inesorabilmente, a parlarci addosso
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