10 febbraio, ore 8:00. Accendo la TV e davanti ad una tazza di caffè fumante mi accingo a seguire la puntata quotidiana di Omnibus, il contenitore mattutino di LA7, condotto dall’ottimo Antonello Piroso. Ospiti: Bobo Craxi, Fabrizio Cicchitto (Forza Italia) e Giorgio Benvenuto (DS), e i giornalisti Filippo Facci (Mediaset) e Gianni Barbacetto (Diario). Tema del giorno: l’omaggio che il segretario DS Fassino ha tributato al “socialismo riformista, da Turati a Nenni, da Saragat a Craxi”. Si risveglia l’orgoglio socialista.
Ed eccolo lì, con la stessa mastodontica mole di suo padre Bettino, Bobo Craxi è pronto a ritagliarsi i suoi 45 minuti di gloria. Accanto a lui un agguerritissimo Fabrizio Cicchitto, il quale, sin dalle battute iniziali, mostra palesi segni di insofferenza, forse per il disagio di trovarsi lontano dalla protezione di “père Berlusca”.
La discussione parte con toni da guerra fredda. Dietro ad un’apparente cordialità, la coda di paglia di Cicchitto è pronta ad infiammarsi alla prima scintilla. Bobo ha la stessa grazia (si fa per dire) del suo omonimo interista. Facci sfoggia il suo solito look ingessato, ma parla con competenza e puntualità. In collegamento con lo studio, Gianni Barbacetto osserva la discussione. Tacendo. Forse già pregustava ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.
Appena prende parola, Barbacetto fa subito insorgere il guerriero Cicchitto, spalleggiato (e che spalla!) dal prode Bobo. Ad onor del vero, c’è da dire che l’esordio del giornalista non è stato proprio all’insegna del quieto interloquire. Senza farsi pregare, chiamato in causa da Piroso, Barbacetto parte a spron battuto elencando i reati di cui si è macchiato Bettino Craxi.
Non fa nemmeno in tempo a passare al secondo capo di imputazione (si parla di una casa in Costa Azzurra acquistata dall’allora segretario del PSI con il denaro del partito), che Cicchitto sbraita come un toro in un’arena, tirando in causa i processi nei quali è stato coinvolto il vecchio PCI. Bobo Craxi, inebetito, non sa se piangere o strozzare Piroso, dal momento che Barbacetto non è materialmente raggiungibile.
Succede tutto in due minuti. Craxi dà del provocatore a Barbacetto. Cicchitto accusa Antonello Piroso di averli attirati in una trappola. Il conduttore di Omnibus strabuzza gli occhi incredulo e cerca di mediare, spiegando da una parte di non poter censurare gli ospiti e chiedendo dall’altra di evitare provocazioni gratuite. Craxi e Cicchitto fanno orecchie da mercante. Barbacetto minaccia querele. Facci e Benvenuto tentano di calmare gli animi. Inutilmente. Bobo e l’orfano di Berlusconi si alzano e se ne vanno. La trasmissione continua in un clima surreale…
Roba da matti. E’ incredibile come nel nostro Paese non si riesca a parlare di politica reale, quella vicina ai cittadini, che affronta e tenta di risolvere i problemi della sanità, dell’occupazione, dell’economia. Ancora ci riempiamo la bocca di polemiche infinite, di comunisti e fascisti, di tangenti e toghe rosse. La verità è che la vecchia classe dirigente, quella “tangentara”, ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile. I portaborse di ieri sono i protagonisti politici di oggi. Si sono ritrovati segretari o dirigenti di partito con poca esperienza alle spalle, impreparati a guidare il Paese.
Qui non si tratta di scegliere fra Prodi e Berlusconi. Si tratta di capire di che morte dobbiamo morire. Continuerò a seguire Omnibus (sono un fan sfegatato di Piroso!) e il teatrino della res publica, con la speranza che prima o poi riuscirò a vedere i politici preoccuparsi sul serio dei nostri problemi e non solo delle loro poltrone.
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