Archivio di Febbraio 2005

Signore e signori, ecco l’impression spam!

Sabato 26 Febbraio 2005

GoogleGoogle è sotto i riflettori per il cosiddetto “impression spam”, ossia l’attività che mira ad abbassare in modo sistematico (e dunque fraudolento) il click-through-rate (CTR) degli annunci AdWords. La posizione di un annuncio AdWords è determinata principalmente da 2 fattori: il cost per click (CPC) e il CTR. Le impressions fraudolente (ovvero non finalizzate al click) producono il calo del CTR e di conseguenza l’abbassamento della posizione dell’annuncio. Quando l’annuncio scende sotto un CTR dello 0,5%, il sistema AdWords (dopo un periodo di prova) automaticamente lo disattiva.

Google minimizza il problema, sostenendo che il fenomeno riguarderebbe una percentuale esigua dei paid search advertisers. Richard Leino, fondatore di WebsiteMaven.com, la pensa diversamente:

“Ho visto keywords che normalmente non totalizzano più di 8.000 impressions al giorno passare a 100.000 impressions in 12 ore”, ha detto Leino. In questi casi per mantenere un ranking elevato occorre alzare nettamente i CPC. E a volte non basta a scongiurare la soppressione della keyword. Per non parlare della potenziale perdita di business che si verifica quando gli annunci scendono di posizione.

Google, in ogni caso, non prevede un’escalation di tale pratica e rassicura tutti gli advertisers:

“Abbiamo un sistema molto efficace che rileva aumenti anomali di impressions ai quali non corrispondono adeguati click-through”. Queste le parole di Salar Kamangar, Direttore del product management di Google.

Che dire? Oltre all’ormai consolidata prassi dei clicks fraudolenti (che Google riesce a fatica ad arginare), ora va di moda il fenomeno dell’impression spam. Della serie: in guerra, in amore e nei motori di ricerca tutto è lecito!

Il ruolo dei motori nello shopping online

Sabato 26 Febbraio 2005

MotoriSecondo un’indagine che Doubleclick ha commissionato a comScore Networks, l’uso dei motori di ricerca gioca un ruolo fondamentale nei processi di acquisto su Internet.

Vediamo i parametri.

- Panel: 1,5 milioni di utenti Internet statunitensi.
- Siti monitorati: 30 portali di shopping.
- Categorie merceologiche: abbigliamento, hardware, sport/fitness, viaggi.
- Periodo considerato: 12 settimane precedenti all’acquisto.

I risultati sono alquanto significativi.

- Più della metà degli shoppers effettua ricerche relative alla categoria del prodotto poi acquistato.
- La maggior parte delle ricerche precedenti all’acquisto si basa su termini generici.
- I brand vengono inclusi nell’attività di ricerca soltanto a ridosso dell’acquisto.
- La maggior parte degli utenti termina le ricerche molto prima dell’acquisto effettivo.

Conclusioni.

Innanzitutto bisogna rilevare come le keywords generiche rappresentino un’opportunità irrinunciabile per attirare e coinvolgere gli utenti durante il ciclo di acquisto. In secondo luogo, occorre tenere in forte considerazione l’attività di ricerca che gli utenti svolgono ben prima dell’acquisto effettivo. Molti marketers valutano il successo di una strategia di search engine marketing (in termini di ROI e sales) esclusivamente sulla base dei clicks che si risolvono in un acquisto immediato oppure a distanza di pochi giorni. Dall’indagine emerge, per contro, la necessità di tracciare i click-through che si collocano anche a settimane di distanza dalla transazione.

Il futuro della Rete secondo i net-astrologi

Sabato 26 Febbraio 2005

WWW Interessante, direttamente dal sito de L’Espresso.

Andrew Orlowski
Il noto giornalista britannico della rivista on line “The Register” non prevede un futuro roseo per Internet, in particolare per l’e-mail che “è diventata del tutto inutilizzabile a causa dello spam. Sia in termini di quantità che di qualità delle comunicazioni l’e-mail è stata un disastro”.

Lawrence Lessig
Anche il fondatore del Center for Internet and Society predice tempi bui per Internet. Secondo lui la Rete rischia di finire in mano solo a un manipolo di grandi aziende, che con il benestare dei governi degli Stati più ricchi, non saranno più obbligate alla neutralità e alla trasparenza.

Manuel Castells
Il sociologo spagnolo dell’Università della California e autore di “Galassia Internet” crede che sia complicato analizzare i fenomeni tipici della Rete: “La velocità delle trasformazioni ha reso difficile per la ricerca accademica seguire il ritmo del cambiamento con una scorta adeguata di strumenti empirici sui perché e i per come della società e dell’economia basate su Internet”.

Howard Rheingold
Secondo lo psicologo americano Howard Rheingold, autore del celebre libro ‘Smart Mobs, “le killer application del futuro non saranno né gli hardware né i software, ma le pratiche sociali. I cambiamenti più duraturi arriveranno dal tipo di relazioni, imprese e comunità che l’infrastruttura della Rete rende possibile”.

Linus Torvalds
L’inventore di Linux pensa che sia “la società a cambiare la tecnologia e non il contrario. La tecnologia fissa soltanto i limiti entro cui ci possiamo muovere, e su quanto economicamente possiamo fare”.

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Non è un caso che l’ideatore di Linux, a mio modesto parere, abbia centrato pienamente il problema. Futuro nero per le email? Come giustamente sostiene Geert Lovinck, uno dei massimi studiosi della Rete, nessuno ha smesso di vedere la tv o di acquistare i giornali nonostante la pubblicità. La Rete in mano a poche grandi aziende? Probabilmente già lo è. Ma il proliferare di siti personali, blogs, communities ci dà ampie garanzie di libertà.

Per quanto possiamo crederci “vittime” dei grandi interessi economici, siamo sempre noi, la società, a decretare il successo o l’insuccesso di una tecnologia. In sostanza, sono d’accordo col mitico Linus: il futuro di Internet dipende da noi.

Avete un blog? Potreste essere licenziati…

Sabato 26 Febbraio 2005

WWW Mark Jen, assunto in Google Inc. a gennaio, è stato licenziato dopo appena un mese. Colpa di un blog, in cui Mark raccontava le sue esperienze quotidiane sul lavoro. Incredibile, non è vero? Sembra che i blog rappresentino un’arma a doppio taglio per le aziende: da un lato i manager riconoscono l’efficacia del passaparola come strumento di vendita; dall’altro sono ben consapevoli del pericolo insito nella rapida e ampia diffusione di talune informazioni.

Un’assistente di volo della Delta Airlines sostiene di esser stata licenziata a Novembre a causa di alcune foto postate nel suo blog personale e giudicate dalla compagnia aerea “di cattivo gusto”. La scorsa estate Friendster (sito per fare e gestire nuove amicizie online) ha cacciato un’impiegata rea di aver scritto troppo e a sproposito sull’azienda. Un consulente della Microsoft (questa è bella!) ha perso il lavoro per aver postato nel suo blog alcune foto che testimoniano la consegna di computer Apple presso il quartier generale del colosso guidato da Bill Gates.

Roba da non credere. Sinceramente non conosco i fatti nel dettaglio e non so cosa abbiano effettivamente pubblicato questi “poveretti” per meritarsi il licenziamento. Mi sono semplicemente limitato a riportare quanto ho letto in un articolo pubblicato sul sito della CNN.Il blog è l’erede postmoderno del diario. Il caro, vecchio quaderno al quale affidavamo le nostre impressioni e le nostre idee. Silente e fidato custode delle nostre emozioni e dei nostri segreti. Il blog ha la stessa identica funzione del diario, ma si muove in una direzione diametralmente opposta, soddisfacendo pienamente la nostra ormai patologica tendenza all’esibizionismo e al voyeurismo.

I tempi stanno cambiando. Forse è il caso che le aziende, soprattutto quelle che fanno dell’innovazione il loro business, assumano nuove prospettive. Ad ogni modo, al di là di ogni dibattito sui confini della libertà di espressione, occorrerebbe essere più furbi e sfruttare le possibilità dissimulative che la Rete offre. Un nickname o uno pseudonimo a volte possono fare miracoli!

Dio non esiste. E se esiste, se ne frega.

Sabato 26 Febbraio 2005

Di fronte agli tsunami, ai cicloni, ai terremoti, spesso ci si domanda dove sia Dio. La risposta che va di moda è che Dio non esiste. E se esiste, comunque, si fa gli affari suoi.

Certo, le guerre, le epidemie, il terrorismo, tutto questo non può essere ascrivibile ad una volontà trascendente, ammesso che esista. La colpa è dell’Uomo e del suo egoismo. Noi siamo artefici del nostro destino. Noi soltanto.

Fin qui siamo tutti d’accordo. Ci sono cose crudeli che dipendono da noi, come le guerre, i genocidi, lo sfruttamento dei popoli. Ve ne sono altre sulle quali non abbiamo alcun controllo, come i cicloni, i terremoti, gli tsunami. E di fronte alla catastrofe naturale, non possiamo che prendercela con Dio e con il suo menefreghismo. Sempre che siamo credenti. Perché se non lo siamo, il cataclisma è l’ulteriore conferma che Dio non esiste. Se esiste, infatti, ed è onnipotente, perché non interviene per impedire simili tragedie?

Ci riflettevo stamattina. Ad Omnibus, talk show mattutino in onda su La7, il conduttore faceva riferimento ad uno studio secondo il quale gli tsunami sarebbero favoriti dal surriscaldamento climatico. Ci ho pensato su… e ho fatto 2+2.

Vediamo… l’anidride carbonica forma una sorta di “coperta” di gas che mantiene la terra calda rispetto a valori medi costanti. La presenza dell’anidride carbonica nell’atmosfera, fino a una certa concentrazione, consente il mantenimento del clima attuale. Un suo eccessivo aumento porta a un progressivo aumento anche della temperatura sul pianeta. Il cosiddetto effetto serra.

Da dove viene tutta questa anidride carbonica? E’ Dio che ce la soffia dall’alto dei cieli per farci un dispetto? Ovviamente no. Sono principalmente due le attività umane che contribuiscono all’aumento dell’anidride carbonica nell’aria. Da una parte l’ossidazione dei composti di carbonio per ottenere calore ed energia (gli scarichi delle automobili, degli impianti di riscaldamento, delle industrie a carbone che producono energia elettrica, ecc.), a cui si aggiungono gli effetti degli incendi di boschi e foreste. Dall’altra il disboscamento che provoca una drastica riduzione del processo di immissione dell’ossigeno da parte delle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana.

Morale della favola: che Dio esista o meno, iniziamo a dare la colpa anche a noi stessi.

Indagine sugli acquisti online

Sabato 26 Febbraio 2005

Web marketingUomini, di età compresa fra i 25 e i 50 anni, principalmente localizzati nel nord del Paese, dotati di una buona dimestichezza con il computer e con le nuove tecnologie. E’ questo, in sintesi, il risultato dell’indagine “volta a delineare le caratteristiche principali della Popolazione Internet che negli ultimi 6 mesi ha effettuato un acquisto (shopper) utilizzando come canale di comunicazione Internet”.

Lo studio, realizzato da Onetone Research, mette in evidenza tre dati interessanti: 1) “l’ulteriore spostamento verso gli individui maschi rispetto alle quote evidenziate nella popolazione Internet in generale”; 2) il Sud e le Isole raggiungono complessivamente il 33% della distrubuzione geografica (Nord 49%, Centro 18%); 3) le categorie merceologiche di spesa sono costituite da libri/cd/dvd/giornali, hardware ed elettronica/elettrodomestici.

Un ulteriore elemento di interesse è costituito dalla tecnologia di collegamento: per chi acquista online, il modem analogico ha meno appeal rispetto alla linea ADSL. Concludendo: la spesa su Internet è monopolizzata dalla “solite” categorie merceologiche. Ciononostante molti altri settori potrebbero trovare “slancio” nell’utilizzo efficiente della Rete (penso ad esempio al campo finanziario/assicurativo e alla vendita dei biglietti online), avvicinando ulteriormente il nostro Paese al livello dei nostri vicini europei.

Craxi, Barbacetto e Piroso

Sabato 26 Febbraio 2005

farNETicazioni10 febbraio, ore 8:00. Accendo la TV e davanti ad una tazza di caffè fumante mi accingo a seguire la puntata quotidiana di Omnibus, il contenitore mattutino di LA7, condotto dall’ottimo Antonello Piroso. Ospiti: Bobo Craxi, Fabrizio Cicchitto (Forza Italia) e Giorgio Benvenuto (DS), e i giornalisti Filippo Facci (Mediaset) e Gianni Barbacetto (Diario). Tema del giorno: l’omaggio che il segretario DS Fassino ha tributato al “socialismo riformista, da Turati a Nenni, da Saragat a Craxi”. Si risveglia l’orgoglio socialista.

Ed eccolo lì, con la stessa mastodontica mole di suo padre Bettino, Bobo Craxi è pronto a ritagliarsi i suoi 45 minuti di gloria. Accanto a lui un agguerritissimo Fabrizio Cicchitto, il quale, sin dalle battute iniziali, mostra palesi segni di insofferenza, forse per il disagio di trovarsi lontano dalla protezione di “père Berlusca”.

La discussione parte con toni da guerra fredda. Dietro ad un’apparente cordialità, la coda di paglia di Cicchitto è pronta ad infiammarsi alla prima scintilla. Bobo ha la stessa grazia (si fa per dire) del suo omonimo interista. Facci sfoggia il suo solito look ingessato, ma parla con competenza e puntualità. In collegamento con lo studio, Gianni Barbacetto osserva la discussione. Tacendo. Forse già pregustava ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

Appena prende parola, Barbacetto fa subito insorgere il guerriero Cicchitto, spalleggiato (e che spalla!) dal prode Bobo. Ad onor del vero, c’è da dire che l’esordio del giornalista non è stato proprio all’insegna del quieto interloquire. Senza farsi pregare, chiamato in causa da Piroso, Barbacetto parte a spron battuto elencando i reati di cui si è macchiato Bettino Craxi.

Non fa nemmeno in tempo a passare al secondo capo di imputazione (si parla di una casa in Costa Azzurra acquistata dall’allora segretario del PSI con il denaro del partito), che Cicchitto sbraita come un toro in un’arena, tirando in causa i processi nei quali è stato coinvolto il vecchio PCI. Bobo Craxi, inebetito, non sa se piangere o strozzare Piroso, dal momento che Barbacetto non è materialmente raggiungibile.

Succede tutto in due minuti. Craxi dà del provocatore a Barbacetto. Cicchitto accusa Antonello Piroso di averli attirati in una trappola. Il conduttore di Omnibus strabuzza gli occhi incredulo e cerca di mediare, spiegando da una parte di non poter censurare gli ospiti e chiedendo dall’altra di evitare provocazioni gratuite. Craxi e Cicchitto fanno orecchie da mercante. Barbacetto minaccia querele. Facci e Benvenuto tentano di calmare gli animi. Inutilmente. Bobo e l’orfano di Berlusconi si alzano e se ne vanno. La trasmissione continua in un clima surreale…

Roba da matti. E’ incredibile come nel nostro Paese non si riesca a parlare di politica reale, quella vicina ai cittadini, che affronta e tenta di risolvere i problemi della sanità, dell’occupazione, dell’economia. Ancora ci riempiamo la bocca di polemiche infinite, di comunisti e fascisti, di tangenti e toghe rosse. La verità è che la vecchia classe dirigente, quella “tangentara”, ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile. I portaborse di ieri sono i protagonisti politici di oggi. Si sono ritrovati segretari o dirigenti di partito con poca esperienza alle spalle, impreparati a guidare il Paese.

Qui non si tratta di scegliere fra Prodi e Berlusconi. Si tratta di capire di che morte dobbiamo morire. Continuerò a seguire Omnibus (sono un fan sfegatato di Piroso!) e il teatrino della res publica, con la speranza che prima o poi riuscirò a vedere i politici preoccuparsi sul serio dei nostri problemi e non solo delle loro poltrone.

Un futuro sin troppo presente…

Sabato 26 Febbraio 2005

Pubblicato nel 1991, Cronache del basso futuro, raccolta di racconti di Bruce Sterling, presenta le ambientazioni, i personaggi e le atmosfere tipiche del genere cyberpunk, di cui Sterling è indiscusso iniziatore insieme a William Gibson.

Tecnologie impazzite, manipolazioni genetiche, ribellioni telematiche, realtà virtuali che si sovrappongono e si confondono. Pensate sia il futuro? Il titolo originale, Globalhead, non è così eloquente quanto la sua traduzione italiana. Ad ogni modo, che le vicende siano ambientate nel passato o nel futuro, l’obiettivo di Sterling è chiaramente la critica del presente.

Presente che, ne Le rive della Boemia, si fonde in uno scenario quasi apocalittico in cui l’umanità è divisa in una parte iper civilizzata e una regredita a barbarie primordiale, e la lotta per la sopravvivenza stride con la possibilità di vivere una vita lunga secoli.

Vediamo le cose in maniera diversa sviluppa la tematica della contrapposizione fra l’Islam e la modernità. A parte qualche accenno fantapolitico (una bomba nucleare del “Fronte dei Martiri Afghani” che distrugge Mosca), il racconto evidenzia l’avversione dell’autore nei confronti della globalizzazione economica e culturale.

Ne Il compassionevole, il digitale Sterling ci mette in guardia dai rischi di un certo trascendentalismo informatico, immaginando un futuro in cui l’ “Unione delle Repubbliche Islamiche” crea il primo essere artificiale dotato di anima.

Anche gli altri racconti (undici in tutto) insistono, ognuno in maniera diversa, sul contrasto fra le ceneri di un mondo globalizzato e le disincantate speranze dei personaggi. Jim e Irene, protagonisti del racconto omonimo, costituiscono l’emblema di un’umanità che tenta di ritrovare se stessa. Nonostante la diffidenza del prossimo e le asprezze della quotidianità. Oltre ogni omologazione.

“Forse è per quello che riusciamo a vedere così bene il sistema”, dice Jim, “Perchè ne siamo al di fuori”.

Microsoft denuncia uno spammer

Sabato 26 Febbraio 2005

Lo spam su Internet peggio del fumo nei locali pubblici! Dopo l’esempio statunitense, anche in Italia è guerra aperta allo spam. Microsoft ha denunciato Walter R., di Cesena, per aver inviato migliaia di email indesiderate agli utenti di Hotmail e MSN. Qualora fosse condannato, lo spammer rischierebbe non solo migliaia di euro di multa, ma addirittura il carcere.

E’ la prima volta che un fatto del genere accade in Italia. Ma se dovessimo prender per buone le sentenze d’oltreoceano, il nostro Walter di Cesena se la vedrebbe davvero brutta: qualche mese fa America Online ha vinto una causa contro un tale, accusato di spamming, che è stato poi condannato a nove anni di prigione!

Il caso italiano costituisce quindi un precedente significativo. Non vi sarebbero, infatti, nel nostro Paese sentenze analoghe sull’argomento. Lo scorso giugno, uno spammer era stato condannato a pagare 1.000 euro, multa poi comminata da un giudice di pace.

Che dire? Ricevo ogni giorno circa 90-100 mails indesiderate. In talune circostanze non nascondo di aver augurato ben oltre la prigione agli spammers che hanno intasato la mia casella di posta. Ma di fronte a ciò che rischia questo tale, che sia un disturbatore professionista o un newbie del settore, mi chiedo se non sia arrivato il momento di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sull’argomento.

A quel punto, almeno, potremmo dire: vi avevamo avvisati…

Ask Jeeves acquisisce Bloglines

Sabato 26 Febbraio 2005

Motori Ask Jeeves, motore di ricerca noto soprattutto al pubblico USA e UK, ha acquisito Bloglines, uno degli aggregatori di feed RSS più usati dagli internauti.”

Il nostro motore”, spiega Daniel Read di Ask Jeeves, “si occupa di reperire informazioni e renderle disponibili a chi ne fa richiesta.

Bloglines non è che un ulteriore mezzo di ‘information retrieval’. Potremmo parlare di ‘persistent searching’, laddove il motore consente di cercare continuamente il tipo di informazione di cui si ha bisogno”.

Probabilmente Bloglines verrà integrato nel search tool di Ask Jeeves.

“Vogliamo creare un servizio di ‘blog search’ efficace e convincente”, continua Read, “Blogines ci dà accesso ad una serie di dati estremamente utili ed interessanti per costruire prodotti di ricerca sempre più competitivi”.

Yahoo! continua a rimanere fuori dal business dei blog. Cionondimeno alcuni rumours parlano di un accordo con SixApart (Typepad). Staremo a vedere.


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