Un futuro sin troppo presente…

Pubblicato nel 1991, Cronache del basso futuro, raccolta di racconti di Bruce Sterling, presenta le ambientazioni, i personaggi e le atmosfere tipiche del genere cyberpunk, di cui Sterling è indiscusso iniziatore insieme a William Gibson.

Tecnologie impazzite, manipolazioni genetiche, ribellioni telematiche, realtà virtuali che si sovrappongono e si confondono. Pensate sia il futuro? Il titolo originale, Globalhead, non è così eloquente quanto la sua traduzione italiana. Ad ogni modo, che le vicende siano ambientate nel passato o nel futuro, l’obiettivo di Sterling è chiaramente la critica del presente.

Presente che, ne Le rive della Boemia, si fonde in uno scenario quasi apocalittico in cui l’umanità è divisa in una parte iper civilizzata e una regredita a barbarie primordiale, e la lotta per la sopravvivenza stride con la possibilità di vivere una vita lunga secoli.

Vediamo le cose in maniera diversa sviluppa la tematica della contrapposizione fra l’Islam e la modernità. A parte qualche accenno fantapolitico (una bomba nucleare del “Fronte dei Martiri Afghani” che distrugge Mosca), il racconto evidenzia l’avversione dell’autore nei confronti della globalizzazione economica e culturale.

Ne Il compassionevole, il digitale Sterling ci mette in guardia dai rischi di un certo trascendentalismo informatico, immaginando un futuro in cui l’ “Unione delle Repubbliche Islamiche” crea il primo essere artificiale dotato di anima.

Anche gli altri racconti (undici in tutto) insistono, ognuno in maniera diversa, sul contrasto fra le ceneri di un mondo globalizzato e le disincantate speranze dei personaggi. Jim e Irene, protagonisti del racconto omonimo, costituiscono l’emblema di un’umanità che tenta di ritrovare se stessa. Nonostante la diffidenza del prossimo e le asprezze della quotidianità. Oltre ogni omologazione.

“Forse è per quello che riusciamo a vedere così bene il sistema”, dice Jim, “Perchè ne siamo al di fuori”.

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