L’Età dell’Oro
In un futuro lontanissimo la Tecnologia ha trionfato sulla Natura. La nanotecnologia, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale hanno sconfitto la morte. L’uomo vive in una società interplanetaria perfetta, dove i conflitti sono stati sradicati dai sophotec, macchine superintelligenti collegate alla mente umana così da potenziarla e allo stesso tempo intrappolarla consensualmente in un’etica condivisa.
Questo scenario idilliaco rischia di essere destabilizzato da un singolo individuo, Phaeton, della casata Rhadamanth, figlio di uno degli uomini più potenti dell’Ecumene Dorato. Durante la grandiosa festa che celebra i mille anni della Suprema Trascendenza, Phaeton incontra un Nettuniano e apprende che gran parte della sua memoria è stata rimossa ed archiviata in un luogo segreto. La reazione di Phaeton non può che essere di incredulità e rifiuto. In un’epoca ormai libera dai crimini, che cosa può aver mai commesso uno degli uomini più ricchi e potenti dell’Ecumene Dorato, per meritare una punizione simile? Il Nettuniano si allontana con un messaggio:
“Quando sarai abbastanza forte da affrontare la verità, abbastanza forte da affrontare questo mondo di illusioni, il mio messaggero verrà da te”.
Inizialmente scettico, Phaeton inizia ad indagare e scopre lentamente che molti tasselli della sua vita sono effettivamente mancanti. Inizia così il suo viaggio per ritrovare la memoria perduta e scoprire quale crimine si cela dietro ad una punizione così terribile.
Lavoro primo di John C. Wright, L’Età dell’Oro è il capitolo iniziale di una Trilogia incentrata sulle imprese di Phaeton Prime di Rhadamanth. Un gran bel libro, non c’è che dire, denso e coinvolgente, con evidenti rimandi a Neuromante (capostipite del genere cyberpunk), Matrix e Dune.
Di Frank Herbert si ritrova la complessità della prosa (non a scapito della scorrevolezza), l’accostamento di elementi antichi e futuristici e la stessa figura di Phaeton, che per alcuni versi ricorda quella di Paul Muad’dib.
Per quanto concerne lo stile, il manierismo di Wright è con tutta probabilità un retaggio della sua precedente professione, quella di avvocato, che emerge soprattutto nelle pagine in cui descrive il processo di Phaeton davanti al Collegio degli Esortatori.
Per ciò che riguarda la rappresentazione del mondo, il richiamo a Dune può essere individuato in alcune ambientazioni ibride in cui si mescolano in modo a volte bizzarro figure arcaiche (dagli dèi della mitologia classica agli eleganti gentlemen inglesi dell’età vittoriana) e indescrivibili forme post-umane.
In merito al paragone Phaeton-Paul, esso sembra essere molto calzante soprattutto quando vengono alla luce i ricordi rimossi del protagonista. Come Muad’dib, Phaeton è un’idealista, un sognatore, un amico dei reietti e dei derelitti, un uomo con un’energia tale da cambiare la faccia dell’Universo.
Di Matrix ci sono una serie di suggestioni troppo palesi per essere considerate un caso. Vediamone alcune.
I corpi degli esseri umani immersi in un liquido all’interno di un sarcofago e collegati ai sophotec ricordano i pod in cui vengono coltivati gli umani in Matrix.
Come Neo, anche Phaeton ha bisogno di essere risvegliato (di recuperare la memoria perduta) per sapere chi è e qual è il suo ruolo nell’Universo. Alcuni sophotec fanno pensare all’Architetto di Matrix, alcuni, invece, sono molto simili all’Oracolo. Il dialogo che segue fra Phaeton e Rhadamanthus sul libero arbitrio ricorda un dialogo analogo fra l’Oracolo e Neo:
“Rhadamanthus, voi sophotec negate sempre di essere abbastanza intelligenti da organizzare tutto ciò che facciamo, comprese le coincidenze”.
“Le nostre capacità previsionali sull’umanità sono limitate. C’è un’incertezza generata dal libero arbitrio delle creature. La stessa Mentemondo non potrebbe batterti ogni volta in una partita di carta-forbice-sasso, perché la tua mossa è basata su quello che tu pensi potrà essere la sua mossa. E lei non può prevedere del tutto le sue stesse azioni”.
Per gli amanti della Trilogia di Matrix, il richiamo alla frase dell’Oracolo, secondo cui “nessuno riesce a vedere al di là di una scelta che non gli è chiara”, è sin troppo evidente.
E ancora, il metodo usato dalle macchine di Matrix per tenere sotto controllo gli uomini (quel libero arbitrio che, proprio in quanto consente di rifiutare il sistema, genera l’accettazione pressoché incondizionata dello stesso) è simile alla politica usata dai sophotec:
“Dovremmo forse usare la coercizione per difenderla da se stesso e contro la sua volontà? Questo è decisamente impensabile, signore. La sua vita ha il valore che lei stesso gli attribuisce, né più né meno. Spetta a lei danneggiarla, o rovinarla, a piacer suo”.
I riferimenti sono ancora molti e sarebbe inopportuno discuterli in questa sede. Vorrei citare solo la frase finale del libro, un’annotazione di Phaeton nel suo diario che mi ha fatto pensare ai secondi finali di Matrix 1, quando Neo si rivolge direttamente alle macchine:
“Anche se sono solo, in un mondo di gente che vive nelle sue illusioni e si libera dei ricordi spiacevoli, io so cos’è successo e non lo dimenticherò. Io amo la verità più della felicità. Io non mi fermerò”.
L’Età dell’Oro è un libro assolutamente da non perdere per gli amanti dei genere cyber. Per quanto mi riguarda, sto già leggendo Phoenix, il secondo capitolo della Trilogia!
Titolo: L’Età dell’Oro
Autore: John C. Wright
Prezzo: € 16,50
Anno: 2002
Editore: Nord