Il clickthrough rate (CTR) è un ottimo indicatore dell’efficacia di una keyword. Se una parola chiave ha un CTR elevato, significa che gli utenti che cercano tale parola sono “attratti” dall’annuncio e vogliono visitare il sito dell’inserzionista. Il CTR, però, non dice nulla sul “comportamento” degli utenti una volta che sono arrivati sul sito. Hanno compilato un form di richiesta informazioni? Hanno acquistato un prodotto? Se ne sono andati senza fare nulla?
Il conversion tracking di Google è gratuito e può aiutarvi a tener traccia di tutte queste cose. Come funziona? E’ sufficiente inserire un codice all’interno della pagina di conferma ( la “thank you page” che di solito viene proposta dopo l’acquisto o la richiesta di informazioni). Quando l’utente clicca sul vostro annuncio, riceve un cookie che viene memorizzato e poi riconosciuto qualora venga visualizzata la “thank you page”. A quel punto viene registrata una conversion. Nell’account AdWords è possibile verificare le conversioni collegate alle keywords d’ingresso.
Il tracking di Google consente di conoscere non solo le parole chiave che producono vendite, ma anche il revenue generato da ciascuna keyword. Se per la kw “ipod shuffle” state spendendo più di quello che state guadagnando in termini di vendite, potete lavorare su questa parola chiave, aggiungendo delle negative o semplicemente abbassando il max CPC. Al contrario, se la kw “ipod nano” vi sta portando più fatturato di quanto non vi stia costando in termini di clicks, potete pensare di ampliare la lista delle keywords o alzare il CPC.
Insomma, se avete bisogno di ottimizzare il vostro ROI e non sapete come orientarvi, il consiglio è di provare il tracking di Google. La guida all’uso è tutt’altro che ostica: provate a legerla o, se siete proprio a digiuno di HTML, datela in pasto al vostro programmatore di fiducia.
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