Archivio di Gennaio 2006

La Cina, Microsoft e Google

Martedì 31 Gennaio 2006

MotoriGli affari sono affari. Lo sa bene quel volpone di Bill Gates, secondo il quale “la censura non è una ragione sufficiente per non fare business in Cina”. E lo sa altrettanto bene Eric Schmidt, che preferisce un male minore (Google censurato) al male assoluto (una Cina senza Google… ma scherziamo?!).

Due ateggiamenti diversi, un unico scopo.

Gates ha affermato che “in Cina c’è libertà di informazione, nonostante le restrizioni imposte sui siti che affrontano temi scottanti quali Tienanmen e Taiwan”. Stravagante…

Google ha affrontato la questione in modo diverso. Coerentemente con l’ormai famoso “don’t be evil”, la società di Mountain View la butta sull’etica utilitaristica: nonostante l’intenzione di perseguire il bene, ci si può trovare di fronte alla necessità di compiere il male; in tal caso il comportamento migliore è la ricerca del male minore.

Se poi consideriamo che Yahoo non è stato certo a guardare, abbiamo un quadro completo della situazione.

A voi il giudizio.

Un dato che non vi sarà certamente sfuggito: con 111 milioni di utenti internet nel 2005, la Cina è il secondo mercato dopo quello statunitense.

Google: disintermediazione e deontologia

Lunedì 30 Gennaio 2006

Botta e risposta fra Mauro e Stefano. Tutto nasce da un’intervista rilasciata da Mauro a VisionBlog, in cui si accennava alla disintermediazione dei servizi pubblicitari. Riporto il testo “incriminato”:

Non dimentichiamo che l’obiettivo di Google, così come quelli di ogni publisher e network che applicano il modello “pay per click”, è quello di vendere più visite possibili e di monetizzate più keyword possibili. L’inserzionista ha quindi bisogno del supporto di un’agenzia che stia dalla loro parte, e non da quella interessata dei motori di ricerca. Insomma: fareste pianificare la vostra campagna pubblicitaria in TV da un dipendente di Mediaset o di Sipra?

Come già accennato nel suo blog, devo confessare di essere sostanzialmente d’accordo con Mauro. Certo, raccontata così, la posizione sembra tingersi di polemica. Ma la forma non cambia la sostanza (imho).

Per più di tre anni ho fatto l’account in un’agenzia pubblicitaria (tradizionale) e una delle cose che ho imparato è che non si dovrebbero amministrare contemporaneamente budget di clienti concorrenti. Questione di deontologia professionale (se esiste ancora).

Acquisendo direttamente i budget dei clienti e scavalcando di fatto le agenzie (che, ripeto, dovrebbero evitare “conflitti di interessi”), Google può trovarsi nell’imbarazzante situazione di gestire campagne di advertisers in competizione tra loro.

Per carità, se la buttiamo sulla professionalità, i discorsi stanno a zero. In questo senso la difesa di Stefano è più che legittima:

Il team Google Italia è appositamente suddiviso per settori merceologici, il che rende tali professionisti assoluti esperti di ogni specifica categoria di business, e non dei generici venditori di visite. Google, inoltre, non si fa pagare per la propria consulenza alle aziende clienti, dato che i budget, trasparenti e controllabili in ogni momento da ogni cliente, sono riferiti solamente ai risultati ottenuti.
Tutto ciò rende quindi il team Google non solo quello maggiormente esperto di search marketing, ma, evidentemente, anche quello meno interessato a tutto cio’ che non sia il puro risultato positivo per il cliente finale.

Ammesso e non concesso che gli AdWords Professionals delle agenzie siano “meno bravi” di quelli di Google (il che è tutto da dimostrare…), il problema non è di professionalità, ma di deontologia.

A Stefano, infatti, vorrei porre alcune domande cui facevo accenno nel blog di Mauro.

Come vengono gestite dal Team Google le priorità, laddove clienti dello stesso settore pongono gli stessi obiettivi a fronte di una sostanziale parità di budget? Come vengono allocati i budget giornalieri? Come vengono scelti i CPC? Insomma, come vengono azionate e mosse le leve di AdWords?

Ripeto, di professionalità non voglio nemmeno discutere. E se, come dice Mauro, alla fine è il cliente a decidere, ben venga anche la disintermediazione. In linea di principio, però, credo che affidare il proprio budget ad un soggetto che gestisce potenziali competitors non sia un buon affare (nonostante il risparmio sulla commissione o fee d’agenzia). A meno di non fidarsi ciecamente del “don’t be evil”.

Eppure, nonostante mi annoveri fra i numerosi “Google Fans”, anch’io faccio fatica a credere al Paese dei Balocchi…

Conclusione. Il mezzo faccia il mezzo. Dei clienti si occupino le agenzie. L’importante è che lo facciano bene. Imho…

Yahoo e l’importanza della search

Domenica 29 Gennaio 2006

Yahoo!Avevo accennato qualche giorno fa alla presunta resa di Yahoo di fronte allo strapotere di Google in materia di web search. In realtà attorno alle dichiarazioni (sincere ma intempestive?) di Susan Decker c’è stata molta strumentalizzazione e poco buon senso.

Grazie alla segnalazione di Gabriele, infatti, apprendo che Yahoo ha reagito alle polemiche, ribadendo ciò che non avrebbe bisogno nemmeno di essere sottolinato: Google è in vantaggio, ma la gara è ancora aperta. Nessuna resa.

“Vogliamo essere i migliori. Abbiamo investito e continuiamo ad investire in nuovi talenti, ricerca, innovazione e nuovi prodotti. Che ci crediate o meno, siamo ancora agli albori della search. E una cosa è certa: Yahoo è in corsa e può vincere”.

AdSense testa i rich media

Domenica 29 Gennaio 2006

Google AdSenseGoogle AdSense ha coinvolto un numero ristretto di publishers per testare rich media quali interstitials, expanding ads e floating ads. Le campagne, secondo JenSense, dovrebbero essere site targeted piuttosto che contextual.

Un bel problema per realtà come Fastclick e PointRoll. Gli advertisers, infatti, comincerebbero a vedere di buon occhio AdWords anche per veicolare rich media sui siti del network AdSense (soprattutto se scelti attraverso campagne di site targeting).

Competere con Google non è impresa da poco. Se aggiungiamo i rich media ai text links e ai banners, la corazzata AdSense rafforzerebbe ulteriormente una posizione già dominante.

Online Adv cresce in Europa

Domenica 29 Gennaio 2006

WWWLo stato dell’internet advertising europeo corrisponde a quello statunitense di due anni fa e sta crescendo rapidamente. Secondo un rapporto di eMarketer, gli investimenti pubblicitari online nei cinque maggiori Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna e, ovviamente, Regno Unito) hanno raggiunto 1,9 miliardi di euro, facendo segnare in incremento del 38,2% rispetto all’anno precedente. Nel 2006 si prevedono investimenti in online advertising pari a circa 2,2 miliardi di euro.

Alla fine dell’anno in corso dovrebbero essere 154 milioni gli utenti internet nei cinque maggiori Paesi europei. Al primo posto la Germania (44,9 milioni), seguita dal Regno Unito (34,4 milioni) e dalla Francia (26,3 milioni).

Ask Deutschland

Giovedì 26 Gennaio 2006

Ask JeevesDopo esser sbarcato in Spagna nel 2005, AskJeeves arriva anche in Germania.

“Con più di 42 milioni di utenti internet, la Germania rappresenta il maggior mercato d’Europa”, afferma il CEO Steve Berkowitz. “Si tratta un’opportunità importante per la nostra tecnologia di ricerca e per il nostro brand”.

Accessibile all’url http://www.ask.de/, il sito è ancora in versione beta.

AdWords Editor

Giovedì 26 Gennaio 2006

Google AdWordsAncora in versione beta e scaricabile solo su invito, Google AdWords Editor è un’applicazione che consente di scaricare il proprio account AdWords sul PC, effettuare modifiche e aggiunte e ricaricare le campagne revisionate. Il tutto attraverso un’interfaccia semplice ed intuituva.

Molte le limitazioni rispetto al pannello AdWords accessibile online. Ma non credo ci vorrà molto per colmare tali lacune ;-)

Yahoo si arrende… forse…

Mercoledì 25 Gennaio 2006

Yahoo!Non è da tutti ammettere una sconfitta. Lo ha fatto Susan Decker, Chief Financial Officer di Yahoo.

“Non intendiamo essere al primo posto nella ricerca su Internet. Ci limiteremo a mantenere la nostra quota di mercato”.

Dichiarazioni che non sorprendono, dal momento Google ha il doppio delle quote di mercato di Yahoo e Microsoft. Ovviamente parliamo di search, ossia il segmento più proficuo nell’online advertising.

Siamo di fronte alla resa di Yahoo? Sarebbe stupido pensarlo. Se infatti Google deve la sua fortuna al paid search (AdWords), Yahoo si propone come vera e propria piattaforma di marketing totale, in grado di operare tanto a livello di search (Overture) quanto a livello di brand (display e sponsorships).

The Search

Lunedì 23 Gennaio 2006

The SearchSu The Search, di John Battelle, c’è ormai ben poco da dire. Ho finito di leggere il libro all’inizio di dicembre e da allora, fra impegni lavorativi e feste natalizie, ho cercato invano tempo e ispirazione per buttare giù una recensione all’altezza del lavoro di Battelle. Ardua impresa. Anche perché nel frattempo molti “addetti ai lavori” hanno parlato del libro, ciascuno enfatizzandone alcuni tratti significativi.

Affascinato dal “database of intentions”, Mauro sposa in pieno l’importanza dello studio delle queries quale strumento per comprendere le “intenzioni” degli utenti. Partendo dai bisogni, dai desideri, dagli interessi del mercato, il paid search rappresenta “the driver of the commercial internet”.

All’insegna della diplomazia che il suo ruolo gli impone, Stefano considera The Search “un libro molto ben scritto, che critica il giusto ed esalta l’appropriato, senza scadere né da una parte né dall’altra”.

Parole di elogio anche da Matteo Balzani, secondo il quale il libro di Battelle è “utile, interessante, dettagliato, ma anche appassionante e per alcuni aspetti illuminante”.

Personalmente non posso che condividere l’apprezzamento che circonda The Search. Trovo che costituisca una lucida testimonianza del ruolo della ricerca nella rinascita di un settore dato troppo presto per spacciato. Il grande merito di Bill Gross, mitico fondatore di Overture, è stato proprio quello di aver creato un nuovo business model, basato sul pull marketing applicato ai motori di ricerca. Un modello performance-based che “ha riscritto le regole del business e trasformato la nostra cultura”.

E’ paradossale che proprio Overture, società poi acquisita da Yahoo, sia all’origine del fenomeno tecnologico-mediatico-economico-finanziario degli ultimi anni: Google.

Se infatti è vero che Gross ha creato un nuovo business model, è altrettanto vero che la triade Page-Brin-Schmidt lo ha fatto proprio, elevandolo all’ennesima potenza grazie ad una piattaforma pubblicitaria straordinariamente efficace (AdWords) e ad un network di publishers che ormai conta milioni di siti nel mondo (AdSense).

Cos’altro aggiungere? The Search è un libro da non perdere. Consiglio scontato, forse, ma vero: tanto per gli esperti e gli appassionati del settore, quanto per coloro che vogliono sapere che cosa è cambiato negli ultimi cinque anni e che cosa ci aspetterà nel prossimo futuro.

SEO is dead?

Domenica 22 Gennaio 2006

'MotoriMi sono imbattuto in un interessante (e provocatorio) articolo di Stoney deGeyter che vi consiglio di leggere. In sostanza il concetto di SEO quale “stand-alone service” finalizzato a promettere top-ranks nei risultati organici dei motori sarebbe destinato a morire.

“Il SEO resterà parte integrante del marketing online, ma le strutture che si dedicano esclusivamente a vendere posizioni elevate sui motori di ricerca sono destinate a fallire. […] Se una campagna SEO non viene inserita all’interno di un progetto di marketing più ampio, diventerà sempre più difficile, se non impossibile, raggiungere posizioni elevate per keywords competitive”.

L’articolo di deGeyter sembrerebbe confutare l’opinione di Marco Loguercio, secondo il quale le doorway pages non moriranno mai. Ma per fortuna si tratta solo di una provocazione. Almeno a leggere la storia vera (spassosissima e triste al tempo stesso) che lo stesso Loguercio ci propone. Sarà uno degli “aspetti di marketing” di cui parla deGeyter?


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