Google: disintermediazione e deontologia

Botta e risposta fra Mauro e Stefano. Tutto nasce da un’intervista rilasciata da Mauro a VisionBlog, in cui si accennava alla disintermediazione dei servizi pubblicitari. Riporto il testo “incriminato”:

Non dimentichiamo che l’obiettivo di Google, così come quelli di ogni publisher e network che applicano il modello “pay per click”, è quello di vendere più visite possibili e di monetizzate più keyword possibili. L’inserzionista ha quindi bisogno del supporto di un’agenzia che stia dalla loro parte, e non da quella interessata dei motori di ricerca. Insomma: fareste pianificare la vostra campagna pubblicitaria in TV da un dipendente di Mediaset o di Sipra?

Come già accennato nel suo blog, devo confessare di essere sostanzialmente d’accordo con Mauro. Certo, raccontata così, la posizione sembra tingersi di polemica. Ma la forma non cambia la sostanza (imho).

Per più di tre anni ho fatto l’account in un’agenzia pubblicitaria (tradizionale) e una delle cose che ho imparato è che non si dovrebbero amministrare contemporaneamente budget di clienti concorrenti. Questione di deontologia professionale (se esiste ancora).

Acquisendo direttamente i budget dei clienti e scavalcando di fatto le agenzie (che, ripeto, dovrebbero evitare “conflitti di interessi”), Google può trovarsi nell’imbarazzante situazione di gestire campagne di advertisers in competizione tra loro.

Per carità, se la buttiamo sulla professionalità, i discorsi stanno a zero. In questo senso la difesa di Stefano è più che legittima:

Il team Google Italia è appositamente suddiviso per settori merceologici, il che rende tali professionisti assoluti esperti di ogni specifica categoria di business, e non dei generici venditori di visite. Google, inoltre, non si fa pagare per la propria consulenza alle aziende clienti, dato che i budget, trasparenti e controllabili in ogni momento da ogni cliente, sono riferiti solamente ai risultati ottenuti.
Tutto ciò rende quindi il team Google non solo quello maggiormente esperto di search marketing, ma, evidentemente, anche quello meno interessato a tutto cio’ che non sia il puro risultato positivo per il cliente finale.

Ammesso e non concesso che gli AdWords Professionals delle agenzie siano “meno bravi” di quelli di Google (il che è tutto da dimostrare…), il problema non è di professionalità, ma di deontologia.

A Stefano, infatti, vorrei porre alcune domande cui facevo accenno nel blog di Mauro.

Come vengono gestite dal Team Google le priorità, laddove clienti dello stesso settore pongono gli stessi obiettivi a fronte di una sostanziale parità di budget? Come vengono allocati i budget giornalieri? Come vengono scelti i CPC? Insomma, come vengono azionate e mosse le leve di AdWords?

Ripeto, di professionalità non voglio nemmeno discutere. E se, come dice Mauro, alla fine è il cliente a decidere, ben venga anche la disintermediazione. In linea di principio, però, credo che affidare il proprio budget ad un soggetto che gestisce potenziali competitors non sia un buon affare (nonostante il risparmio sulla commissione o fee d’agenzia). A meno di non fidarsi ciecamente del “don’t be evil”.

Eppure, nonostante mi annoveri fra i numerosi “Google Fans”, anch’io faccio fatica a credere al Paese dei Balocchi…

Conclusione. Il mezzo faccia il mezzo. Dei clienti si occupino le agenzie. L’importante è che lo facciano bene. Imho…

1 Commento a “Google: disintermediazione e deontologia”

  1. salvatore scrive:

    In realtà esite una terza via, che nella mia esperienza è spesso la più saggia di tutte: “in-house”.
    Mi spiego meglio.
    A mio parere il search marketing è ormai diventata una grossa opportunità di business per molte aziende, e per alcune addirittura un’esigenza imprescindibile.
    Credo che molto spesso diventi fondamentale gestire internamente l’attività SEM almeno in parte, meglio ancora con il supporto (ma solo il supporto, e non la delega) di un’agenzia o del team di google stesso.
    In questo caso l’azienda sarà anche in grado di capire realmente il valore aggiunto di una scelta o dell’altra.
    Alcuni di voi potrebbero rispondermi che molte aziende “non possono permettersi” un professionista dedicato. In realtà tutti sappiamo che spesso le aziende si “permettono” risorse e sprechi molto più costosi ;-) .

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