La Cina, Microsoft e Google

MotoriGli affari sono affari. Lo sa bene quel volpone di Bill Gates, secondo il quale “la censura non è una ragione sufficiente per non fare business in Cina”. E lo sa altrettanto bene Eric Schmidt, che preferisce un male minore (Google censurato) al male assoluto (una Cina senza Google… ma scherziamo?!).

Due ateggiamenti diversi, un unico scopo.

Gates ha affermato che “in Cina c’è libertà di informazione, nonostante le restrizioni imposte sui siti che affrontano temi scottanti quali Tienanmen e Taiwan”. Stravagante…

Google ha affrontato la questione in modo diverso. Coerentemente con l’ormai famoso “don’t be evil”, la società di Mountain View la butta sull’etica utilitaristica: nonostante l’intenzione di perseguire il bene, ci si può trovare di fronte alla necessità di compiere il male; in tal caso il comportamento migliore è la ricerca del male minore.

Se poi consideriamo che Yahoo non è stato certo a guardare, abbiamo un quadro completo della situazione.

A voi il giudizio.

Un dato che non vi sarà certamente sfuggito: con 111 milioni di utenti internet nel 2005, la Cina è il secondo mercato dopo quello statunitense.

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