AdWords: clicks fraudolenti e rimborsi
Google ha più volte riconosciuto (e ci mancherebbe pure) la gravità del problema click fraud e ha sempre asserito di combattere tale fenomeno con tutte le proprie forze.
Per individuare i clicks fraudolenti, Google prende in considerazione molti elementi, fra cui:
- indirizzi IP duplicati
- sessione
- geo-targeting
- browser
E’ pur vero che nonostante l’accuratezza dei controlli, è difficile trovare ed applicare un metodo che riesca a sradicare scientificamente il problema. I modi per ingannare il sistema sono numerosi e si evolvono insieme alle contromisure adottate per arrestarli. Fatta la legge, trovato l’inganno, insomma…
D’altronde Google non sottovaluta affatto il fenomeno, quando sostiene che
“è praticamente impossibile provare che un’impression o un click vengano realizzati con prpoposito fraudolento. Se è vero che i nostri server riescono a contare i clicks sugli annunci, è altrettanto vero che non possiamo conoscere l’intenzione di un utente al momento del click”.
In tal senso e in assenza di metodi scientifici più sicuri, c’è bisogno di una più stretta collaborazione fra Google e gli inserzionisti. Occorre comunicazione da ambo le parti e, soprattutto, fiducia e disponibilità. Nonostante il successo che sta riscuotendo, Google non può e non deve perdere il focus sull’advertiser, indipendentemente dall’entità dell’investimento. E’ l’unico modo per provare che il “don’t be evil” non è solo un vuoto slogan propagandistico, ma una vera e propria filosofia che mette al centro gli utenti da una parte e i clienti dall’altra.
Ma torniamo al punto. Cosa fare se avete il sospetto che le vostre campagne siano soggette a click fraud?
A sentire Google, dovete stare tranquilli. Se ve ne siete accorti voi, è probabile che anche Google abbia ravisato il problema. In questo caso (raro a dire il vero), verranno applicati dei crediti al vostro account. I crediti per i clicks non validi sono reperibili nel riepilogo dei pagamenti alla riga Rettifica - Qualità dei clicks.
Nel caso (più probabile) che Google non abbia identificato il problema e se avete un contatto diretto col team di AdWords, ovviamente non vi resta che farvi sentire. Se invece siete “inserzionisti fai-da-te”, potete contattare il Click Quality Team compilando questo form e sperando in una pronta risposta.
Maggiori info QUI.
26 Marzo 2006 alle 17:47
E’ pur vero che nonostante l’accuratezza dei controlli, è difficile trovare ed applicare un metodo che riesca a sradicare scientificamente il problema.
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basterebbe non conteggiare più di 1 click ad IP, per gli annunci dei publishers AdSense, per almeno 12 ore, e già il problema sarebbe in parte arginato.
O no?
O forse credi che nel 2006, non ci sia la tecnologia necessaria per fare questa semplicissima operazione?
Se poi, su un singolo IP user, si vogliono conteggiare oltre 50 / 60 clicks al giorno, per “fare cassa” e beh…
allora, è tutta una questione di soldini…
26 Marzo 2006 alle 23:41
Quello che proponi arginerebbe senz’altro il fenomeno, quanto meno nel caso dei piccoli publishers che periodicamente cliccano sulle proprie ads per guadagnarsi qualche soldino in più.
Ma potresti dire la stessa cosa di chi froda in modo sistematico e organizzato?
A mio avviso, nel mare magnum dei clicks resta difficile individuare quelli generati da software in grado di camuffare gli IP.
A meno di non riuscire ad identificare i clicks provenienti da un medesimo IP effettuati in un lasso di tempo ristretto. Non, dunque, 50 / 60 clicks al giorno… ma 50 / 60 clicks al minuto.
27 Marzo 2006 alle 17:39
Quello che proponi arginerebbe senz’altro il fenomeno, quanto meno nel caso dei piccoli publishers che periodicamente cliccano sulle proprie ads per guadagnarsi qualche soldino in più.
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Piccoli publishers, dici?
Secondo me, anche i “grandi” publishers, non sono poi così “limpidi”.
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Ma potresti dire la stessa cosa di chi froda in modo sistematico e organizzato?
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La certezza assoluta, non la possiamo avere, ma bloccare gli IP su un singolo click, non sarebbe male, come inizio.
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A mio avviso, nel mare magnum dei clicks resta difficile individuare quelli generati da software in grado di camuffare gli IP.
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Di sicuro, il problema non sarà risolto al 100%, ma è pur sempre un inizio.
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A meno di non riuscire ad identificare i clicks provenienti da un medesimo IP effettuati in un lasso di tempo ristretto. Non, dunque, 50 / 60 clicks al giorno… ma 50 / 60 clicks al minuto.
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50 / 60 clicks, su singolo IP, al minuto è troppo evidente. 50 / 60 clicks al giorno su singolo IP è meno evidente (ma pur sempre una truffa. Chi clicca 60 volte su uno o più annuncii, di un singolo sito publisher, in un giorno con un singolo IP?).
DoubleClick, già nel 1998,
aveva a disposizione, un bel sistema DART, per i banners, ed era in grado di conteggiare le visualizzazioni delle singole impressions su singolo IP, stesso discorso per i clicks.
Oggi, nel 2006, avranno sicuramente di meglio.
Io sarei in grado di trovare una soluzione al problema, Google ed i suoi 2.500 ingegneri, potrebbero fare molto di più di me.
;-)
La domanda che dovresti e dovremmo porci è: “Vogliono veramente risolvere il problema?”
Prova ad indovinare quale sarebbe la risposta.
27 Marzo 2006 alle 18:17
Negligenza ce n’è, eccome. Su questo non ci sono dubbi. Evidentemente manca la volontà di risolvere il problema.
Ma è pur vero che il click fraud è uno dei problemi su cui Google si gioca il proprio futuro.
Faccio fatica a pensare che siano tanto autolesionisti da arraffare tutto e subito per poi scappare col malloppo.
Credo sia un suicidio. Mi sfugge qualcosa, al di là di tutto…
Al di là di come stanno le cose ORA, quale pensi possa essere il tornaconto (in termini di immagine e quindi anche in campo finanziario) di una politica simile?
Se me lo spieghi, ne sarei felice.
P.S.: mi farebbe anche piacere sapere con chi sto parlando
31 Marzo 2006 alle 15:05
Negligenza ce n’è, eccome. Su questo non ci sono dubbi. Evidentemente manca la volontà di risolvere il problema.
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Bravo. E perchè manca la volontà?
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Ma è pur vero che il click fraud è uno dei problemi su cui Google si gioca il proprio futuro.
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si gioca anche la trimestrale di cassa.
Ed in borsa lo sai come funzionano le cose; abbiamo tutti visto il crollo del 25% (in meno di 3 giorni), a causa delle dichiarazioni di un minor guadagno di Google = il panico fra gli azionisti = il crollo delle azioni.
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Faccio fatica a pensare che siano tanto autolesionisti da arraffare tutto e subito per poi scappare col malloppo.
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non è proprio così, ma il fenomeno dei “clicks fraudolenti”, se ad oggi, nel 2006, con la tecnologia di cui dispongono, NON riescono, O NON VOGLIONO risolverlo, è probabile che abbia il suo peso sul totale del fatturato e naturalmente sulla trimestrale di cassa.
Relativamente al discorso sui “piccoli publishers” di AdSense, se ben ricordo, il “peso” sul fatturato di Google incide nel 42% del totale.
Bloccando l’IP su un singolo click, sui siti publishers con AdSense, pensi che il 42% aumenterà o diminuirà nel tempo?
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Credo sia un suicidio. Mi sfugge qualcosa, al di là di tutto…
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Google si sta già suicidando da quando è arrivato MSN SEARCH, che piano piano su alcuni settori, in Italia, è già arrivato a conquistare il 18% della search.
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Al di là di come stanno le cose ORA, quale pensi possa essere il tornaconto (in termini di immagine e quindi anche in campo finanziario) di una politica simile?
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un’azienda quotata in borsa, pensa PRIMA alla trimestrale e POI, eventualmente, all’immagine.
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Se me lo spieghi, ne sarei felice.
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dovrebbero spiegarcelo “i capoccia” di Google.
Io ho la mia opinione, che, in parte, credo di averti fatto percepire.
;-)
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P.S.: mi farebbe anche piacere sapere con chi sto parlando
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Parli con “anonimo”, collega, che si occupa di SEM e di SEO.
;-)))