Backlinks: Meglio pochi ma buoni
Lunedì 18 Settembre 2006
Abbiamo il nostro bel sito e siamo stufi di vederlo solo sulle nostre business card. Così, dopo aver letto l’ennesimo articolo dell’ultimo sedicente guru del SEO, ci decidiamo a lavorare per migliorare la nostra link popularity.
La parola d’ordine è “arraffiamo quello che capita”. In sostanza, non importa CHI ci linka, ma QUANTI ci linkano. Più popolarità di così…
E allora ci affanniamo ad ottenere backlinks da siti di quarta categoria, fake directories e link farms. Soddisfatti attendiamo la prossima Google Dance per ammirare i frutti della nostra geniale “home made strategy” e ci accorgiamo che il nostro sito concorrente ci batte 6-0 6-0 con un decimo dei nostri links…
Perché? Ce lo spiega Jim Boykin in un articolo in cui sottolinea l’importanza di accantonare la quantità per puntare alla qualità dei links. In sostanza, come per gli amici, di backlinks meglio averne pochi ma buoni…
Leggo nell’utilissimo
Il modello pay-per-click è storicamente legato alla web search, ovvero all’interrogazione di un motore di ricerca tramite l’inserimento di parole chiave.
E invece, dopo 3 settimane ai
Ma non solo. I tre guasconi hanno assestato due colpi di calciomercato alla Moggi, prima battendo Yahoo sul filo di lana per aggiudicarsi un
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Dalle parti di Bill Gates c’è fermento attorno al nuovo AdCenter. Interessante la voce di un beta test a porte chiuse per un nuovo programma pubblicitario analogo a Google AdSense. Vedremo se la partita si chiuderà a breve o se si andrà ai supplementari…


