Archivio di Ottobre 2006

SEM meglio del SEO?

Lunedì 30 Ottobre 2006

Mi sono imbattuto in un interessante articolo di Dave Pasternack intitolato Troubled Times for SEO Firms.

Tutto nasce da un report sulla crescita delle agenzie SEO pubblicato da MarketingSherpa. Secondo la ricerca, il fatturato prodotto dall’industria del SEO sarebbe cresciuto del 124% fra il 2004 e 2005, ma si sarebbe bruscamente arenato nel 2006, con una crescita pari al 6,7% rispetto all’anno precedente.

Questa situazione ha stimolato le riflessioni (alcune davvero esilaranti) del nostro Dave Pasternack.

Tutto ruota attorno a 3 assunti:

1) Il SEO non è un lavoro che richiede necessariamente spiccata intelligenza e competenza tecnica.

Secondo Pasternack, i SEO, novelli cavalieri Jedi del Search Marketing, pensano di essere dotati di poteri eccezionali in grado di decifrare gli algoritmi dei motori di ricerca.

In realtà per raggiungere posizioni significative senza incorrere nel rischio di essere bannati, non esistono soluzioni misteriose. Basta applicare le Google’s Webmaster Guidelines: creare contenuto rilevante in linea con le keywords del proprio business, strutturare il proprio sito affinché diventi search engine friendly e lavorare sulla link popuarity.

2) Il SEO è un compito ”one shot” e non una consulenza continuativa.

A differenza delle campagne PPC, l’ottimizzazione viene svolta una volta e per sempre. Dopo di che, basta continuare sulla stessa strada. Certo, sostiene Pasternack, gli algoritmi cambiano e bisogna aggiornarsi. Ma i princìpi su cui si basano (secondo lui) non cambiano ed è altamente improabile che un sito otimizzato per i motori necessiti di grossi cambiamenti strutturali.

3) Non c’è alcun vantaggio nello spingere il SEO al limite del lecito.

Spesso per raggiungere risultati più velocemente i SEO approntano strategie “border line”, rischiando seriamente il ban dei motori. I danni in termini di revenue possono essere ingenti. Senza parlare dell’immagine…

La conclusione è quanto mai lapidaria. L’industria SEO non è destinata a morire, cionondimeno ci saranno sempre più aziende che tenderanno ad “internalizzare” la funzione, in quanto la conoscenza delle strategie SEO e i tools per metterle in pratica sono largamente alla portata di tutti.

La risposta di SEO Roundtable non si è fatta attendere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa qualche SEO italiano…

Google Custom Search Engine

Domenica 29 Ottobre 2006

GoogleL’ultima trovata degli ingegneri di Mountain View consente ai publishers di costruire un motore di ricerca customizzato per il proprio sito e guadagnare su una base di revenue share (un po’ come avviene con AdSense for Search).

Webmasters e bloggers potranno selezionare una lista di siti in target con gli argomenti trattati e costruirsi un Google personalizzato che si limiti a ricercare esclusivamente nei siti inseriti nell’indice.

Qui trovate una serie di siti che già hanno implementato la funzionalità, mentre qui potete iscrivervi al servizio.

Le prime reazioni sono contradditorie. All’entusiasmo dei piccoli publishers si uniscono le perplessità di chi teme un incremento del click fraud. E d’altronde Google stesso mette le mani avanti:

You shall not, and shall not allow any third party to: directly or indirectly generate queries, or impressions of or clicks on Results, through any automated, deceptive, fraudulent or other invalid means (including, but not limited to, click spam, robots, macro programs, and Internet agents).

Così si legge nei Terms and Conditions.

Quasi quasi lo metto pure io ;-)

AdWords Website Optimizer

Giovedì 26 Ottobre 2006

Google AdWordsPrima diffondono la malattia, poi offrono la cura :)

Da quando Google ha introdotto il sistema denominato LPQ (Landing Page Quality), molte campagne AdWords sono state penalizzate da un drastico aumento dei minimum bids. Giusto o sbagliato che sia, il Quality Score è ormai un parametro con cui bisogna fare i inevitabilmente conti.

Rappresenta la base per la misurazione della qualità di una parola chiave e la determinazione dell’offerta minima. Il punteggio di qualità è determinato dalla percentuale di clic (CTR) della parola chiave su Google, dalla pertinenza del testo dell’annuncio, dal rendimento storico della parola chiave su Google, dalla qualità della pagina di destinazione dell’annuncio e da altri fattori di pertinenza.

Ho ripetuto fino alla nausea che se alcuni fattori sono chiari ed oggettivi (vedi il CTR e la pertinenza del testo dell’annuncio), gli altri sono sin troppo vaghi ed aleatori. Quasi come se Google voglia nascondersi dietro al dito della user experience, osannando i siti “politically correct”, per poi strizzare l’occhio ai budget più “border line”. Insomma, mi pare che la strategia adottata in questo caso sia quella del piede in due staffe…

Ma bando alla polemiche. Dopo esser stato subissato di lamentele (più o meno giustificate), Google decide di mettere a disposizione degli inserzionisti uno strumento creato appositamente per misurare i “parametri aleatori” di cui sopra.

Dopo aver definito in cosa consiste la conversione (una vendita, l’iscrizione ad una newsletter, l’invio di un form, ecc.), AdWords Website Optimizer consente di sperimentare diversi titoli, testi ed immagini in modo da stabilire quale combinazione si traduce in un auento delle conversioni.

Basta inserire il codice nelle landing pages e in qualsiasi altra pagina in cui può verificarsi una conversione. Automaticamente il software propone a rotazione diverse landing e privilegia quelle che performano meglio. D’altronde AdWords funziona un po’ allo stesso modo: se un AdGroup presenta due o più annunci, il sistema li delivera inizialmente in modo casuale per poi dare sempre più spazio a quelli col miglior click-through rate.

Ma ecco il punto cruciale, che riporto esattamente come l’ho letto su Inside AdWords:

Using Website Optimizer to experiment with your landing page does not have any impact on your Quality Score, so long as you maintain the existing default landing page for the Ad Group. Once you make a change to your site based on the results, however, the Quality Score might change as with any other changes to your landing page. That said, if a change is good for your users, it is probably good for your Quality Score too.

Cambiare secondo le indicazioni del Website Optimizer, dunque, potrebbe garantire conversioni più alte, ergo una migliore user experience, ergo un maggiore Quality Score, ergo un minore minimum bid.

Domanda. Se la user experience è avvalorata da un aumento delle conversioni e se queste ultime vengono definite dall’inserzionista (il quale più converte e più è intenzionato a spendere su AdWords), quanto pesa effettivamente l’enfasi sulla quantità/qualità dei contenuti che da mesi rappresenta il perno attorno al quale ruota il concetto di LPQ?

Mi spiego meglio. Un sito può essere povero di contenuti, ma estremamente funzionale all’obiettivo di conversione che si pone. Basta questo per gagantirgli un minimum bid accettabile oppure la discriminante del contenuto è sempre preponderante? A quanto capisco, pare proprio che tutto sia (giustamente) subordinato alle conversioni, ponendo al centro l’assunto “più conversioni = migliore user experience”. E non il contrario.

Staremo a vedere.

Diminuisce il click fraud

Martedì 24 Ottobre 2006

Un nuovo report di Click Forensics sostiene che il click fraud rate sarebbe sceso al 13,8% nel Q3 2006, a fronte del 14,1% fatto registrare nel Q2.

Clik Fraud September 2006

Apocalittici avvisati. Integrati sempre all’erta ;-)

Fonte: MarketingVox

Google raddoppia i profitti nel Q3

Lunedì 23 Ottobre 2006

GoogleContinua l’avanzata della corazzata Google.

Nel Q3 la società di Mountain View ha registrato profitti pari a $733,4 milioni, ovvero il 92% in più rispetto ad un anno fa.

Per quanto riguarda il fatturato, la crescita è stata del 70% rispetto allo stesso periodo del 2005. In soldoni (è il caso di dirlo) qualcosa come $2,69 miliardi.

Il 60% del faturato pubblicitario proviene dai siti di proprietà di Google, il 39% da AdSense. Aumentano le revenues internazionali, che raggiungono il 44% a fronte del 39% del Q3 2005.

Yahoo presenta Project Panama

Lunedì 23 Ottobre 2006

Yahoo!E stata annunciata da tempo e rinviata più volte (l’ultima a luglio), ma ora sembra arrivato finalmente il momento. Yahoo ha presentato la nuova piattaforma pubblicitaria nota agli addetti ai lavori come Project Panama.

E’ rivoluzione? Macché. Il lancio del nuovo algoritmo, che avvicinerà il sistema di ranking di YSM a quello di Google AdWords, non avverrà prima del Q1 2007.

Per ora Project Panama altro non è che una nuova interfaccia, fruibile solo dagli inserzionisti statunitensi che ne faranno richiesta. E non è poco, considerando che il pannello di controllo di YSM, al secolo Overture, è notoriamente “ostico” (per usare un eufemismo).

Primo passo a Dublino

Sabato 21 Ottobre 2006

Primo passo a Dublino.

E ne farò tanti altri, su questo non v’è dubbio ;-)

Inviato in missione nemmeno tanto segreta e in attesa dell’approdo finale a gennaio (sa tanto di sbarco in Normandia), ne approfitto per fare recruiting e dare un’occhiata furtiva alle miriadi di uffici in affitto sparsi nelle (splendide) strade della capitale irlandese.

Che dire? un altro mondo!

In Italia chi non ha un contratto a progetto si attacca come una piovra alla scrivana perché teme di restare disoccupato.

In Irlanda chi si stufa del proprio lavoro si licenzia perché sa che non ci vorranno più di 15 giorni per trovare di meglio.

Vabbè, inutile lamentarsi. La Repubblica delle Banane è nuovamente all’orizzonte… e nel frattempo mi godo Grafton Street, St Stephen’s Green e Temple Bar.

Temple Bar

Le content ads di adCenter

Mercoledì 18 Ottobre 2006

Dopo i contextual di Google e Yahoo, è finalmente disponibile per un selezionato gruppo di advertisers la versione MSN di AdSense.

A differenza di Google, MSN sembra adottare una certa discrezionalità nella scelta dei siti affiliati. Almeno per ora ;-)

Qui un esempio dell’integrazione (ovviamente è molto AdSense).

AdWords Editor versione 2.0

Martedì 17 Ottobre 2006

Google AdWordsLanciato (ovviamente) in beta a gennaio, AdWords Editor consente di scaricare il proprio account AdWords sul PC, effettuare modifiche e aggiunte e ricaricare le campagne revisionate.

Dopo la solita fase ad invito, l’applicazione è ora disponibile gratuitamente in versione 2.0. In soldoni significa una serie di features aggiuntive che vado a riassumervi di seguito:

Keywords duplicate
E’ difficile monitorare la performance della campagna quando una keyword viene inserita erroneamente all’interno di più gruppi di annunci. Ora è possibile cercare le parole chiave duplicate, modificarle e/o cancellarle a seconda delle proprie esigenze.

Max CPC
Se avete una lista keywords molto corposa, rischiate di perdere molto tempo per modificare i CPC massimi. Il nuovo AdWords Editor mette a disposizione un tool che può aiutarvi ad alzare o abbassare i CPC impostando una percentuale o un importo specifico. E’ inoltre possibile aumentare in massa i CPC minimi per attivare simultaneamente le keywords inattive (visti gli ultimi exploits, però, ci andrei molto cauto!).

Keyword Grouper
Può essere molto utile per chi pianifica campagne complesse, inzuppate di gruppi e strabordanti di parole chiave. Il Keyword Grouper vi consente di dividere una lista di keywords in gruppi di parole chiave attinenti, per poi darvi la possibilità di creare annunci specifici per ciascun nuovo gruppo o usare annunci già presenti all’interno dell’account. Scoprite come

Per maggiori info, qui trovate la lista completa delle nuove features.

Ask lancia il mobile search

Sabato 14 Ottobre 2006

AskDopo Google e Yahoo, anche Ask si prepara a sbarcare sul mercato del mobile. Leggo infatti su MarketingVox del nuovo Ask Mobile Search, servizio che consente di cercare nel web in modo semplice ed immediato.

Gli utenti avranno a disposizione degli shortcuts per semplificare la digitazione del testo e potranno accedere direttamente a diverse categorie, quali le immagini, gli annunci sponsorizzati, le mappe, le previsioni del tempo, ecc.


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