AdWords Website Optimizer
Prima diffondono la malattia, poi offrono la cura
Da quando Google ha introdotto il sistema denominato LPQ (Landing Page Quality), molte campagne AdWords sono state penalizzate da un drastico aumento dei minimum bids. Giusto o sbagliato che sia, il Quality Score è ormai un parametro con cui bisogna fare i inevitabilmente conti.
Rappresenta la base per la misurazione della qualità di una parola chiave e la determinazione dell’offerta minima. Il punteggio di qualità è determinato dalla percentuale di clic (CTR) della parola chiave su Google, dalla pertinenza del testo dell’annuncio, dal rendimento storico della parola chiave su Google, dalla qualità della pagina di destinazione dell’annuncio e da altri fattori di pertinenza.
Ho ripetuto fino alla nausea che se alcuni fattori sono chiari ed oggettivi (vedi il CTR e la pertinenza del testo dell’annuncio), gli altri sono sin troppo vaghi ed aleatori. Quasi come se Google voglia nascondersi dietro al dito della user experience, osannando i siti “politically correct”, per poi strizzare l’occhio ai budget più “border line”. Insomma, mi pare che la strategia adottata in questo caso sia quella del piede in due staffe…
Ma bando alla polemiche. Dopo esser stato subissato di lamentele (più o meno giustificate), Google decide di mettere a disposizione degli inserzionisti uno strumento creato appositamente per misurare i “parametri aleatori” di cui sopra.
Dopo aver definito in cosa consiste la conversione (una vendita, l’iscrizione ad una newsletter, l’invio di un form, ecc.), AdWords Website Optimizer consente di sperimentare diversi titoli, testi ed immagini in modo da stabilire quale combinazione si traduce in un auento delle conversioni.
Basta inserire il codice nelle landing pages e in qualsiasi altra pagina in cui può verificarsi una conversione. Automaticamente il software propone a rotazione diverse landing e privilegia quelle che performano meglio. D’altronde AdWords funziona un po’ allo stesso modo: se un AdGroup presenta due o più annunci, il sistema li delivera inizialmente in modo casuale per poi dare sempre più spazio a quelli col miglior click-through rate.
Ma ecco il punto cruciale, che riporto esattamente come l’ho letto su Inside AdWords:
Using Website Optimizer to experiment with your landing page does not have any impact on your Quality Score, so long as you maintain the existing default landing page for the Ad Group. Once you make a change to your site based on the results, however, the Quality Score might change as with any other changes to your landing page. That said, if a change is good for your users, it is probably good for your Quality Score too.
Cambiare secondo le indicazioni del Website Optimizer, dunque, potrebbe garantire conversioni più alte, ergo una migliore user experience, ergo un maggiore Quality Score, ergo un minore minimum bid.
Domanda. Se la user experience è avvalorata da un aumento delle conversioni e se queste ultime vengono definite dall’inserzionista (il quale più converte e più è intenzionato a spendere su AdWords), quanto pesa effettivamente l’enfasi sulla quantità/qualità dei contenuti che da mesi rappresenta il perno attorno al quale ruota il concetto di LPQ?
Mi spiego meglio. Un sito può essere povero di contenuti, ma estremamente funzionale all’obiettivo di conversione che si pone. Basta questo per gagantirgli un minimum bid accettabile oppure la discriminante del contenuto è sempre preponderante? A quanto capisco, pare proprio che tutto sia (giustamente) subordinato alle conversioni, ponendo al centro l’assunto “più conversioni = migliore user experience”. E non il contrario.
Staremo a vedere.
27 Ottobre 2006 alle 16:00
Un post davvero interessante, e da un po’ che rifletto su questa ambiguità…un solo appunto: ‘Website *Optimizer*’
27 Ottobre 2006 alle 16:03
Corretto!
Lapsus freudiano. Sto installando un software organizer per gestire i miei impegni di lavoro… e alla prima occasione è uscito fuori!
19 Novembre 2006 alle 21:40
[…] Dopo l’uscita del Website Optimizer di Google, ho postato sul blog una serie di riflessioni sul rapporto fra la qualità del sito inserzionista (definita dal Landing Page Quality di Google) e il suo tasso diconversione. Rapporto che, se ci pensate bene, non è tanto legato a parametri di qualità, quanto di efficacia. In sostanza un sito può esser povero di contenuti, ma convertire alla grande. […]
27 Novembre 2006 alle 00:43
[…] Poiché, infatti, non è previsto alcun minimum bid per gli annunci che compaiono nella Rete di Contenuto, gli inserzionisti che propongono pagine di bassa qualità saranno costretti a pagare un CPC più alto per competere per le prime posizioni e prendere traffico. La particolarità che ha notato Mendez (e alla quale alludevo in uno degli ultimi post sull’argomento) è che gli annunci con i migliori tassi di conversione (misurati dalla click action sulla pagina) paradossalmente girano meno di quelli con click-through-rates più alti. […]
12 Aprile 2007 alle 02:43
[…] Ricordate il Website Optimizer? Quel tool che consente di sperimentare diversi titoli, testi ed immagini in modo da stabilire quale combinazione si traduce in un auento delle conversioni? Ebbene, Website Optimizer e’ uscito dal beta test ed e’ ora a disposizione di tutti. Potete richiederlo qui. […]
5 Maggio 2008 alle 12:12
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