Archivio di Novembre 2006

I dubbi amletici attorno al Quality Score

Lunedì 27 Novembre 2006

Google AdWordsOrmai è un tormentone, me ne rendo conto, ma i post che leggo in giro sull’argomento (non in Italia, ovviamente) aumentano a vista d’occhio.

L’ultimo nel quale mi sono imbattuto è di Jonathan Mendez, il quale, dopo aver letteralmente vivisezionato il Quality Score di Google, arriva ad alcune conclusioni assolutamente condivisibili, anche se (a mio avviso) con alcuni vizi di forma.

Mendez parla di 3 Quality Scores diversi.

QS1- Minimum Bid. E’ il Quality Score che determina il minimum bid e dipende dalla rilevanza dell’annuncio rispetto alla keyword (misurata dal CTR) e alla landing page.

QS2- Search Position. E’ il Quality Score che determina la posizione dell’annuncio e dipende dalla rilevanza dell’annuncio rispetto alla keyword (misurata dal CTR).

QS3- Content Position. L’ultimo nato. Dipende dal Max CPC (impostato dall’inserzionista), dal CTR e dalla rilevanza della landing page rispetto al testo dell’annuncio.

In realtà, a voler essere pignoli, esiste un solo Quality Score ed è definito dalla formula seguente:

Quality Score = (CTR della parola chiave, pertinenza del testo dell’annuncio, pertinenza della parola chiave, pertinenza della pagina di destinazione)

Il Quality Score incide su 3 fattori:

1) QBB - Quality Based minimum Bid. Corrisponde al QS1 di Mendez. Più una parola chiave, il suo annuncio di testo e la sua pagina di destinazione sono pertinenti, maggiore sarà il suo punteggio di qualità e minore il minimum bid necessario per la parola chiave.

2) Ad Rank Search. Corrisponde al QS2 di Mendez. La posizione degli annunci è determinata dal CPC massimo e dal Quality Score, ovvero il CTR della parola chiave, la pertinenza del testo dell’annuncio, il rendimento storico della parola chiave, la pertinenza della pagina di destinazione. Ecco la formula:

Posizione annuncio = CPC x Quality Score

3) Ad Rank Content. Corrisponde in tutto e per tutto al QS3 di Mendez.

Ma non è tutto. A questo punto entra in gioco la cosiddetta LPQ, o Landing Page Quality, che ha da poco mescolato ulteriormente le carte in gioco. Se il Quality Score interviene tanto sul minimum bid quanto sull’ad rank di search e content, la Landing Page Quality incide solo sul Minimum Bid e sull’Ad Rank Content.

Ed è proprio per quest’ultimo che bisogna fare una precisazione. Poiché, infatti, non è previsto alcun minimum bid per gli annunci che compaiono nella Rete di Contenuto, gli inserzionisti che propongono pagine di bassa qualità saranno costretti a pagare un CPC più alto per competere per le prime posizioni e prendere traffico.

La particolarità che ha notato Mendez (e alla quale alludevo in uno degli ultimi post sull’argomento) è che gli annunci con i migliori tassi di conversione (misurati dalla click action sulla pagina) paradossalmente girano meno di quelli con click-through-rates più alti.

Ma i tassi di conversione non sono un ottimo termometro per misurare la user experience?

Il problema, secondo Mendez, è che they have no idea or ability to do what they claim, measure relevance of the keyword or ad with the landing page and effectively factor that into ad serving to deliver the best user experience.

Sono con Mendez, dunque, nel fare 2 appelli a Google:

1) E’ ora di inserire la LPQ anche fra i parametri che determinano la posizione dell’annuncio. In questo modo il CTR non sarà la discriminante principale, a discapito di ogni parametro di qualità della pagina e, dunque, di conversione finale.

2) Google deve essere più trasparente nei confronti degli inserzionisti. Troppe speculazioni snervano gli advertisers e alla lunga possono scoraggiare l’uso di una piattaforma già sin troppo complessa.

Danny Sullivan apre un nuovo blog

Giovedì 23 Novembre 2006

Dopo aver lasciato Search Engine Watch, il mitico Danny lancerà un blog tutto suo.

Si chiama Search Engine Land e ovviamente cavalcherà l’onda dei motori di ricerca, con un occhio particolare al Search Engine Marketing.

Il lancio è previsto per l’11 dicembre, con un logo “brand new” e una scintillante veste grafica.

Nel frattempo iscrivetevi al suo feed!

Sergey and Daanny

Danny Sullivan (a sinistra) e Sergey Brin

Misteri del Landing Page Quality

Domenica 19 Novembre 2006

Google AdWordsDopo l’uscita del Website Optimizer di Google, ho postato sul blog una serie di riflessioni sul rapporto fra la qualità del sito inserzionista (definita dal Landing Page Quality di Google) e il suo tasso diconversione. Rapporto che, se ci pensate bene, non è tanto legato a parametri di qualità, quanto di efficacia. In sostanza un sito può esser povero di contenuti, ma convertire alla grande.

In tal senso, alla fine del post mi chiedevo (malignamente) se un sito povero di contenuti ma estremamente funzionale ai propri obiettivi di conversione potesse godere di un minimum bid accettabile oppure se la discriminante del contenuto fosse sempre preponderante.

La risposta ci viene direttamente da Inside AdWords.

Domanda: una pagina collegata ad un annuncio che ha un alto CTR può essere considerata di bassa qualità?

Risposta (secca): sì.

Anche se il Quality Score comprende il CTR della keyword, l’algoritmo di Google valuta la pagina indipendentemente da questo fattore. Not all ads with a high CTR, si legge, provide a good experience for users.

Domanda: Website Optimizer può far migliorare la qualità della landing page?

Risposta: Website Optimizer non ha alcun impatto sul Quality Score e sulla qualità della landing page, ma si limita a valutare le conversion rates. Il Quality Score non contempla alcun parametro legato alle conversioni.

Finalmente una risposta chiara che non lascia adito ad equivoci più o meno pretestuosi. Poi ognuno è libero di pensare e credere ciò che vuole…

Google espande il beta test sulle mobile ads

Domenica 19 Novembre 2006

Tutto era cominciato in US, UK, Germania e Giappone. Ora le mobile ads di Google sono disponibili anche in Italia, Francia, Olanda, Irlanda, Spagna, Cina, India e Australia.

Gli “annunci mobile” (come vengono definiti in italiano) compaiono al di sopra e al di sotto dei risultati di ricerca e sono riconoscibili come links sponsorizzati.

L’asta è basata sempre sul Quality Based Bidding, ma gli annunci mobile non entreranno in competizione con quelli standard che compaiono quando si ricerca dal proprio PC.

Mobile ad bids may be slightly lower than those for standard text ads, but prices for individual keywords will vary. Mobile ads do not compete with standard text ads.

Qui per avere maggiori informazioni. Purtroppo le info sono in inglese. Si vede che il team italiano sta ancora lavorando alla traduzione :P

Google, Yahoo e MSN alleati

Giovedì 16 Novembre 2006

Motori di RicercaNon è il titolo di un film di fantaeconomia digitale, ma il frutto di una comunicazione congiunta da parte dei 3 colossi del Search che intende rassicurare i webmasters di tutto il mondo: Google, Yahoo e MSN useranno lo stesso protocollo per indicizzare i siti web.

Su Sitemaps.org potete apprendere come installare un file XML sul vostro server, in modo da consentire ai tre motori di ricerca di rilevare eventuali aggiornamenti.

Se usate Google Sitemaps, non dovete fare alcun cambiamento. Saranno infatti Yahoo e Microsoft a basarsi sulla stessa sitemap di Google.

Grazie alla licenza Attribution-ShareAlike Creative Commons, qualsiasi motore di ricerca potrà usare e modificare il protocollo anche per fini commerciali.

Quanto vale un SEO

Giovedì 16 Novembre 2006

Ce lo spiega SEOmoz. Che lavorino in-house o per un’agenzia, hanno comunque un sacco di soldi.

Almeno negli States.

In compenso in Italia van di moda i free lance. D’altronde è l’unica strada praticabile se ci si vuole avvicinare a certe cifre.

Nel Paese degli orticelli, gli adepti della Forza del Page Rank tengono la gnosi tutta per loro :-)

P.S.: Fra i commenti al post di SEOmoz ce n’è uno di un ragazzo indiano (probabilmente l’ennesimo genio nato al posto sbagliato) che mi ha fatto tenerezza: Here in India, I can only dream about such high salaries that are listed in blog post. I think I need to fly out to USA, So my dream becomes true….

Il PPC di Amazon

Giovedì 16 Novembre 2006

Si chiama Clickriver Ads ed è il nuovo programma pubblicitario pay per click targato Amazon. Gli inserzionisti potranno pubblicare links sponsorizzati accanto ai risultati di ricerca e nelle pagine di prodotto.

Per il momento il programma è in beta.

L’entrata di un altro player (e per giunta del calibro di Amazon) non può che far piacere. C’è da capire, però, se Bezos & company sono preparati a dar battaglia al click fraud…

Clickriver Ads

Considerazioni su IAB Forum 2006

Domenica 12 Novembre 2006

IAB ForumSollecitato privatamente e pubblicamente, ecco alcuni giudizi su IAB Forum 2006.

Cominciamo col dire che si è trattato di un bell’evento. Ottima la scelta di organizzarlo in due giornate (vista la mole di argomenti trattati nei workshop) e buona l’area espositiva, piacevole e spaziosa. Tante persone (più di 2.000 la prima giornata, dice Mauro) e un clima effervescente che ricorda i tempi della bolla speculativa.

Insomma, un’atmosfera molto Web 2.0.

Ed è stato proprio questo, forse, il principale limite del Forum. Come sottolinea giustamente Massimo (che non ho intravisto nella 2 giorni), c’è stata un’eccessiva enfasi su blog, Wikipedia, social networks, YouTube e compagnia cantante. Insomma, la parola “Web 2.0″ era sulla bocca di tutti, quasi fosse la panacea di tutti i mali.

Secondo me si è trattata dell’ennesima opportunità persa. Considerata la presenza di diversi investitori pubblicitari ancora alquanto scettici, i riflettori dovevano essere puntati non tanto sul mezzo Internet in sé (le cui potenzialità sono ormai arcinote), quanto piuttosto sull’evoluzione dell’advertising online negli ultimi anni e i suoi punti di forza rispetto alle forme di pubblicità tradizionali.

Quindi se da una parte sono apprezzabili gli interventi di un luminare come Derrick De Kerchove, del presidente di AssoComunicazione Marco Testa e del presidente di UPA Malgara, dall’altra trovo scandaloso che in una manifestazione come lo IAB Forum non fosse presente Google.

Dico, ma scherziamo? L’unica vera novità negli ultimi 5 anni di Internet (a parte le menate sul Web 2.0, di cui ci riempiamo la bocca segretamente consapevoli che in Italia siamo ancora all’età della pietra) è costituita dalle attività di marketing legate ai motori di ricerca. Proprio per questo bisognava far di tutto per ottenere la presenza di Google, magari anche coinvolgendolo nella preparazione dell’evento. Mah.

E veniamo al workshop sui motori di ricerca. Lo attendevo con trepidazione ed è stata una parziale delusione.

Gli interventi di Nereo Sciutto (Webranking), Luca Ascani (ADVance) e Marco Loguercio (SEMS) si sono limitati ad una discussione molto generica sul search engine marketing, mettendo ciascuno in evidenza il valore dei servizi offerti dalla propria agenzia. Troppo autoreferenzialismo, insomma, e molta noia, nonostante l’iniziale polemica accesa da Nereo Sciutto (che paragonava i ROI di SEM e SEO… ma che senso ha?!?) e la risposta piccata di Luca (il ROI va considerato in relazione ai tempi e alla quantità di traffico generata).

Mi son cadute le braccia. Per una compagnia di assicurazioni è meglio avere (ipotizzo) un ROI del 200% con 10 polizze vendute online o del 60% con 100 polizze? Rispetto al SEO, il SEM ha molti pregi: 1) è misurabile con certezza, 2) raggiunge più utenti, 3) è più veloce, 4) è “aggiustabile” in corso d’opera. Vi pare poco?

Marco è stato, come al solito, molto chiaro e (per forza di cose) sintetico. Direi che la parte migliore del suo intervento è stata quella finale, quando ha risposto egregiamente ad alcune interessanti domande del pubblico.

A seguire lo speech conclusivo di Miriam Bertoli. L’unica, secondo me, ad aver calato il concetto di Web 2.0 in un contesto realistico e concreto. Supportata da una presentazione veramente ben fatta, Miriam ci spiega che ormai non si deve più parlare di SEM, ma di search marketing: la tecnologia passa in secondo piano e il motore, lungi dall’essere un fine, è un mezzo per far emergere le voci e i bisogni degli utenti.

Da qui, spiega Miriam, l’importanza di integrarlo con i social media. Di pensare al contenuto in modo allargato e polverizzato nella sua produzione, non centralizzato. E quindi di ottimizzare partendo dalla reputazione aziendale, dai nuovi tipi di contenuti e dalla partecipazione. Di valorizzare il link come passaggio di valore sia strettamente legato al posizionamento sui motori, che come filo per creare relazioni e quindi ampliare la conversazione. Parlerei di SeM 2.0, da presenza (visibilità) a partecipazione.

Il giudizio complessivo è neutro. Tanti spunti appena accennati. Forse, come dicevo, un’occasione persa.

IAB Forum: io ci sarò

Martedì 7 Novembre 2006

E voi? Se vi va di scambiare due chiacchiere, mi trovate alla festa di mercoledì sera e giovedì in fiera.

E se non ci conosciamo personalmente, provate a dare un’occhiata qui. E’ la prima foto che ho trovato e non pretende affatto di essere fotogenica come quelle di altri ben più rinomati bloggers. Ma è la sostanza che conta, no? :-)

Ecco il blog di YSM

Lunedì 6 Novembre 2006

Dopo Inside AdWords di Google, anche Yahoo ha un proprio blog dedicato al Search Marketing. Si chiama YSM Blog e promette di aggiornare gli addetti ai lavori e gli appassionati di paid search sulle novità e gli approfondimenti legati a YSM, la piattaforma pay-per-click che fino a qualche mese fa tutti conoscevano con il mitico nome di Overture.

YSM Blog

Già aggiunto alla blogroll ;-)


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