Professionisti e motori
C’era una volta il binomio donne e motori. Bei tempi. Sinuose e procaci signorine adagiate su fiammanti bolidi a quattro (o due) ruote, con sguardo da panterona e movimenti lascivi.
Nell’era di Google, i motori per eccellenza sono i motori di ricerca e accanto ad essi vanno di moda i professionisti. Managers e motori. Non è altrettanto stuzzicante, ma that’s the way of the world. Andranno d’accordo o no?
La risposta arriva da una ricerca condotta da Convera, dalla quale emerge che i professionisti non sono troppo soddisfatti dei motori di ricerca. I soliti perfezionisti.
- Solo il 21% degli intervistati pensa che la ricerca sia stata effettivamente “compresa” dai motori.
- Solo un professionista su 10 trova quello che sta cercando al primo tentativo.
- Il 70% del campione finisce con l’essere sviato dai risultati di ricerca e si ritrova inavvertitamente su siti che non intendeva visitare.
- Solo il 40% degli intervistati è realmente soddisfatto dei risultati di ricerca.
Una schifezza insomma. In sostanza, secondo i professionisti, i motori di ricerca sarebbero più vicini ai consumers che alle loro esigenze.
Difficile dargli torto. Se cercate la parola “Sony” su Google, non troverete di certo la storia dell’azienda e il suo profilo finanziario, ma una carrellata di siti che offrono prodotti Sony: videocamere, portatili, televisori, ecc.
Eppure basterebbe un minimo di sforzo… che so… cercare “storia Sony” per trovare informazioni più adatte ad esigenze professionali.
I motori di ricerca sono “consumer oriented” in quanto basati sul concetto di popolarità. Su questo assunto ruota il Page Rank. E’ ovvio, dunque, che le informazioni di cui sono alla ricerca i professionisti non rientrano propriamente nella categoria delle ricerche popolari.
Le questioni sono 2: o i professionisti imparano ad usare i motori in modo diverso (agendo più da professionisti e meno da consumatori) oppure è ora di far largo ai motori verticali.