Sollecitato privatamente e pubblicamente, ecco alcuni giudizi su IAB Forum 2006.
Cominciamo col dire che si è trattato di un bell’evento. Ottima la scelta di organizzarlo in due giornate (vista la mole di argomenti trattati nei workshop) e buona l’area espositiva, piacevole e spaziosa. Tante persone (più di 2.000 la prima giornata, dice Mauro) e un clima effervescente che ricorda i tempi della bolla speculativa.
Insomma, un’atmosfera molto Web 2.0.
Ed è stato proprio questo, forse, il principale limite del Forum. Come sottolinea giustamente Massimo (che non ho intravisto nella 2 giorni), c’è stata un’eccessiva enfasi su blog, Wikipedia, social networks, YouTube e compagnia cantante. Insomma, la parola “Web 2.0″ era sulla bocca di tutti, quasi fosse la panacea di tutti i mali.
Secondo me si è trattata dell’ennesima opportunità persa. Considerata la presenza di diversi investitori pubblicitari ancora alquanto scettici, i riflettori dovevano essere puntati non tanto sul mezzo Internet in sé (le cui potenzialità sono ormai arcinote), quanto piuttosto sull’evoluzione dell’advertising online negli ultimi anni e i suoi punti di forza rispetto alle forme di pubblicità tradizionali.
Quindi se da una parte sono apprezzabili gli interventi di un luminare come Derrick De Kerchove, del presidente di AssoComunicazione Marco Testa e del presidente di UPA Malgara, dall’altra trovo scandaloso che in una manifestazione come lo IAB Forum non fosse presente Google.
Dico, ma scherziamo? L’unica vera novità negli ultimi 5 anni di Internet (a parte le menate sul Web 2.0, di cui ci riempiamo la bocca segretamente consapevoli che in Italia siamo ancora all’età della pietra) è costituita dalle attività di marketing legate ai motori di ricerca. Proprio per questo bisognava far di tutto per ottenere la presenza di Google, magari anche coinvolgendolo nella preparazione dell’evento. Mah.
E veniamo al workshop sui motori di ricerca. Lo attendevo con trepidazione ed è stata una parziale delusione.
Gli interventi di Nereo Sciutto (Webranking), Luca Ascani (ADVance) e Marco Loguercio (SEMS) si sono limitati ad una discussione molto generica sul search engine marketing, mettendo ciascuno in evidenza il valore dei servizi offerti dalla propria agenzia. Troppo autoreferenzialismo, insomma, e molta noia, nonostante l’iniziale polemica accesa da Nereo Sciutto (che paragonava i ROI di SEM e SEO… ma che senso ha?!?) e la risposta piccata di Luca (il ROI va considerato in relazione ai tempi e alla quantità di traffico generata).
Mi son cadute le braccia. Per una compagnia di assicurazioni è meglio avere (ipotizzo) un ROI del 200% con 10 polizze vendute online o del 60% con 100 polizze? Rispetto al SEO, il SEM ha molti pregi: 1) è misurabile con certezza, 2) raggiunge più utenti, 3) è più veloce, 4) è “aggiustabile” in corso d’opera. Vi pare poco?
Marco è stato, come al solito, molto chiaro e (per forza di cose) sintetico. Direi che la parte migliore del suo intervento è stata quella finale, quando ha risposto egregiamente ad alcune interessanti domande del pubblico.
A seguire lo speech conclusivo di Miriam Bertoli. L’unica, secondo me, ad aver calato il concetto di Web 2.0 in un contesto realistico e concreto. Supportata da una presentazione veramente ben fatta, Miriam ci spiega che ormai non si deve più parlare di SEM, ma di search marketing: la tecnologia passa in secondo piano e il motore, lungi dall’essere un fine, è un mezzo per far emergere le voci e i bisogni degli utenti.
Da qui, spiega Miriam, l’importanza di integrarlo con i social media. Di pensare al contenuto in modo allargato e polverizzato nella sua produzione, non centralizzato. E quindi di ottimizzare partendo dalla reputazione aziendale, dai nuovi tipi di contenuti e dalla partecipazione. Di valorizzare il link come passaggio di valore sia strettamente legato al posizionamento sui motori, che come filo per creare relazioni e quindi ampliare la conversazione. Parlerei di SeM 2.0, da presenza (visibilità) a partecipazione.
Il giudizio complessivo è neutro. Tanti spunti appena accennati. Forse, come dicevo, un’occasione persa.
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