Archivio della Categoria 'Search Engine Advertising'

8 princìpi per una migliore click quality

Mercoledì 9 Maggio 2007

Il Click Quality Council ha pubblicato 8 princìpi che ogni motore di ricerca dovrebbe garantire ai propri inserzionisti. Vediamoli.

1) Gli inserzionisti non dovrebbero mai pagare piu’ di un click nella stessa sessione.

2) Gli inserzionisti non dovrebbero mai pagare il traffico generato dai bots.

3) Gli inserzionisti dovrebbero avere pieno controllo sulla distribuzione degli annunci.

4) Le liste di esclusione di domini e IP dovrebbero essere facili da usare e da gestire.

5) I motori di ricerca dovrebbero fornire agli inserzionisti informazioni dettagliate sui referrers per l’intero traffico fatturato.

6) Gli inserzionisti non dovrebbero mai pagare il traffico non corrispondente alle impostazioni di geotargeting selezionate.

7) I motori di ricerca dovrebbero adottare sistemi di verifica di terze parti per monitorare la qualita’ dei clicks.

8) I motori di ricerca dovrebbero fornire un facile meccanismo per la riconciliazione dei clicks su base mensile.

Sull’onda del Sausage Manifesto, ecco dunque l’ennesima richiesta di trasparenza e serieta’. Il punto numero 7 e’ quello su cui si sta polemizzando di piu’, ma i vari Google, Yahoo e MSN fanno orecchi da mercante. Mi pare improbabile che siano disposti a cedere…

Click fraud al 14,8%

Martedì 1 Maggio 2007

Nonostante gli ultimi report di Google, l’attenzione attorno al problema del click fraud resta altissima. Il Click Fraud Index, recentemente pubblicato da ClickForensics, ha evidenziato un tasso di clicks fraudolenti nel Q1 pari al 14,8%, il piu’alto da un anno a questa parte.

Il fenomeno e’ evidente soprattutto nelle reti di contenuto dei motori di ricerca (AdSense per google), dove si registra un tasso di clicks fraudolenti pari al 21,9%, contro il 19,2% dello scorso anno.
Google dira’ che non c’e’ nulla da preoccuparsi e che tutto e’ sotto controllo. E gli inserzionisti pagano…

Google confuta uno studio sul click fraud

Domenica 11 Febbraio 2007

Click FraudUn recente studio di Click Forensics ha dimostrato che il 14,2% dei clicks sugli annunci pay-per-click sarebbero fraudolenti.

Una situazione diversa da quanto sostenuto a suo tempo da Shuman Ghosemajumder, program manager in Google e guru del click fraud, secondo il quale la percentuale dei clicks fraudolenti non rilevati da Google si attesterebbe attorno allo 0,18%.

Chi ha ragione, dunque?

Ghosemajumder è convinto che Click Forensics abbia commesso evidenti errori di conteggio.

Ogni visita ad una landing page viene registrata da Click Forensics come un click unico. E qui risiede il problema. Quando un utente clicca su un annuncio e visita una landing page, di solito continua generalmente a navigare il sito per poi tornare indietro cliccando sul back button del browser. A questo punto la landing page viene ricaricata e Click Forensics registra quest’azione come un click fraudolento.

Così parlò Ghosemajumder.

Alla prossima puntata ;-)

The Sausage Manifesto

Lunedì 8 Gennaio 2007

Poche ore ormai mi separano dalla nuova vita dublinese. Emozionato? Stanco, direi. Me ne sarei andato un mese fa, quando tutto sembrava così chiaro. Cristallino. Sarà una frase fatta, ma le attese snervano. E così mi prendo una pausa dal tiro alla valigia e con il portatile acceso fra un mare di abiti sparsi, leggo divertito il Sausage Manifesto, ispirazione notturna di Jeffrey Rohrs, storico moderatore ai SES su questioni legate al click fraud.

Chi scrive alle 4 del mattino, di solito rischia di delirare. Al quarto caffè e con occhi simili a uove sode, digita i tasti del computer in preda allo stream of consciousness. Joyce gli fa un baffo. Ma è proprio in questi orari insoliti che nascono le cose migliori. Gli 11 punti del Sausage Manifesto, oltre ad essere esilaranti, hanno il compito (arduo) di risvegliare i dormienti: Google (in testa), Yahoo e MSN.

Vediamoli.

  1. Parlate, ma non fate lezioni. Non siamo bambini. Siamo professionisti e spendiamo milioni di dollari in piccole pubblicità testuali. Se pensiamo che ci sia un problema, vuol dire che il problema c’è.
  2. Apprezzate le nostre diversità. Per alcuni di noi 1.000 dollari sono un sacco di soldi. Quindi prendete atto che non tutti disponiamo di budget milionari e soprattutto non abbiamo tempo di fornirvi prova dei clicks non validi.
  3. Investite proporzionalmente al problema. Che sia fondato o meno, molti di noi hanno il sospetto che guadagnate più dai clicks non validi (inclusi i clicks fraudolenti) di quanto non spendiate per prevenirli. Se i vostri dati vi dicono che il click fraud è al di sotto del 2%, allora investite l’equivalente in prevenzione.
  4. Prendete atto che il tracciamento da solo non è la risposta al problema. Sappiamo che è nostro dovere implementare sistemi di monitoraggio delle conversioni. Ma ciò non significa che dobbiamo necessariamente essere in grado di identificare i clicks fraudolenti.
  5. Migliorate il servizio di assistenza dedicato al Click Quality. Nell’offline si dice che il cliente ha sempre ragione. E allora come mai abbiamo la sensazione che nel paid search il cliente abbia sempre torto, a meno che non produca prove a sufficienza per dimostrare il contrario?
  6. Costruite un Resource Center dedicato al Click Quality. Sappiamo che non potete risalire all’intenzione di chi clicca. Così anche un utente in buona fede potrebbe ritrovarsi a cliccare più volte su uno stesso annuncio all’interno di una medesima sessione. Ma il problema è che in questi casi voi comunicate poco e male la vostra policy.
  7. Collaborate con il Click Measurement Working Group dello IAB. Sembra ci vogliano anni per arrivare ad una qualche conclusione. Per avere credibilità, il gruppo deve muoversi più velocemente rispetto alle previsioni.
  8. Siate corretti con gli altri. Sappiamo che non vi piacciono le terze parti che si occupano di identificare i clicks fraudolenti. Ma che lo vogliate o meno quelle aziende esistono. Significa semplicemente che non ci fidiamo dei vostri sistemi.
  9. Mettete qualcuno dietro le sbarre. Il click fraud esiste da quando è nato il PPC. Eppure nessuno è mai finito in galera per questo.
  10. Create un Cllck Fraud Perp Registry in cui spiegare le nuove tattiche di prevenzione e comunicare gli attori che secondo voi agiscono in modo poco trasparente.
  11. Siate bravi a condividere i vostri dati così come lo siete nelle vostre PR.

Secondo Rohrs quella del click fraud non è tanto una guerra degli advertisers contro i motori di ricerca in quanto tali, ma contro i motori in qualità di media sellers. Per questo sono necessari dei “third-parties” riconosciuti in grado di rilevare i clicks fraudolenti e certificarne l’esistenza.

Conclusioni condivisibili. C’è da augurarsi che il fenomeno (ancora largamente sottovalutato in Europa) venga affrontato e risolto prima che ci travolga con la veemenza con cui si è abbattuto negli States.

PPC: sempre più usato ma ancora sconosciuto

Mercoledì 6 Dicembre 2006

Search Engine MarketingMolte aziende ormai scelgono il paid search, ma poche lo sfruttano adeguatamente. Così leggo su eMarketer, che riprende uno studio di e-tailing group.

Il 44% degli intervistati alloca il 20% del budget pubblicitario sul PPC. Il programma più usato, manco a dirlo, è Google (100%), seguito da Yahoo (90%), MSN (76%) e Ask (27%).

Ciò che più preoccupa è che il 27% del campione (tutti executives) non conosce il costo conversione in relazione al valore del singolo sale…

Google espande il beta test sulle mobile ads

Domenica 19 Novembre 2006

Tutto era cominciato in US, UK, Germania e Giappone. Ora le mobile ads di Google sono disponibili anche in Italia, Francia, Olanda, Irlanda, Spagna, Cina, India e Australia.

Gli “annunci mobile” (come vengono definiti in italiano) compaiono al di sopra e al di sotto dei risultati di ricerca e sono riconoscibili come links sponsorizzati.

L’asta è basata sempre sul Quality Based Bidding, ma gli annunci mobile non entreranno in competizione con quelli standard che compaiono quando si ricerca dal proprio PC.

Mobile ad bids may be slightly lower than those for standard text ads, but prices for individual keywords will vary. Mobile ads do not compete with standard text ads.

Qui per avere maggiori informazioni. Purtroppo le info sono in inglese. Si vede che il team italiano sta ancora lavorando alla traduzione :P

Il PPC di Amazon

Giovedì 16 Novembre 2006

Si chiama Clickriver Ads ed è il nuovo programma pubblicitario pay per click targato Amazon. Gli inserzionisti potranno pubblicare links sponsorizzati accanto ai risultati di ricerca e nelle pagine di prodotto.

Per il momento il programma è in beta.

L’entrata di un altro player (e per giunta del calibro di Amazon) non può che far piacere. C’è da capire, però, se Bezos & company sono preparati a dar battaglia al click fraud…

Clickriver Ads

SEM meglio del SEO?

Lunedì 30 Ottobre 2006

Mi sono imbattuto in un interessante articolo di Dave Pasternack intitolato Troubled Times for SEO Firms.

Tutto nasce da un report sulla crescita delle agenzie SEO pubblicato da MarketingSherpa. Secondo la ricerca, il fatturato prodotto dall’industria del SEO sarebbe cresciuto del 124% fra il 2004 e 2005, ma si sarebbe bruscamente arenato nel 2006, con una crescita pari al 6,7% rispetto all’anno precedente.

Questa situazione ha stimolato le riflessioni (alcune davvero esilaranti) del nostro Dave Pasternack.

Tutto ruota attorno a 3 assunti:

1) Il SEO non è un lavoro che richiede necessariamente spiccata intelligenza e competenza tecnica.

Secondo Pasternack, i SEO, novelli cavalieri Jedi del Search Marketing, pensano di essere dotati di poteri eccezionali in grado di decifrare gli algoritmi dei motori di ricerca.

In realtà per raggiungere posizioni significative senza incorrere nel rischio di essere bannati, non esistono soluzioni misteriose. Basta applicare le Google’s Webmaster Guidelines: creare contenuto rilevante in linea con le keywords del proprio business, strutturare il proprio sito affinché diventi search engine friendly e lavorare sulla link popuarity.

2) Il SEO è un compito ”one shot” e non una consulenza continuativa.

A differenza delle campagne PPC, l’ottimizzazione viene svolta una volta e per sempre. Dopo di che, basta continuare sulla stessa strada. Certo, sostiene Pasternack, gli algoritmi cambiano e bisogna aggiornarsi. Ma i princìpi su cui si basano (secondo lui) non cambiano ed è altamente improabile che un sito otimizzato per i motori necessiti di grossi cambiamenti strutturali.

3) Non c’è alcun vantaggio nello spingere il SEO al limite del lecito.

Spesso per raggiungere risultati più velocemente i SEO approntano strategie “border line”, rischiando seriamente il ban dei motori. I danni in termini di revenue possono essere ingenti. Senza parlare dell’immagine…

La conclusione è quanto mai lapidaria. L’industria SEO non è destinata a morire, cionondimeno ci saranno sempre più aziende che tenderanno ad “internalizzare” la funzione, in quanto la conoscenza delle strategie SEO e i tools per metterle in pratica sono largamente alla portata di tutti.

La risposta di SEO Roundtable non si è fatta attendere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa qualche SEO italiano…

Diminuisce il click fraud

Martedì 24 Ottobre 2006

Un nuovo report di Click Forensics sostiene che il click fraud rate sarebbe sceso al 13,8% nel Q3 2006, a fronte del 14,1% fatto registrare nel Q2.

Clik Fraud September 2006

Apocalittici avvisati. Integrati sempre all’erta ;-)

Fonte: MarketingVox

Click Fraud: spesso ritorna…

Martedì 26 Settembre 2006

Click FraudEra da un po’ che non “bazzicavo” da Mauro, quando ho letto la sua segnalazione a proposito dell’articolo di Business Week sul click fraud. The dark side of online advertising.

Addirittura. Scomodare il buon vecchio Darth Vader oggi è di moda

The trouble arises when the Internet giants boost their profits by recycling ads to millions of other sites, ranging from the familiar, such as cnn.com, to dummy Web addresses like insurance1472.com, which display lists of ads and little if anything else.

Al solito l’indice è puntato contro la cosiddetta Rete di Contenuto, che consente a milioni di siti più o meno “amatoriali” di ospitare gli annunci di Google e (in misura minore) Yahoo. I webmaster improvvisati hanno una facile opportunità di ripagarsi l’hosting o la birra del venerdì sera. I più smaliziati, invece, intravedono una prospettiva di forte guadagno, mettendo in piedi un vero e proprio business che mira a truffare gli inserzionisti.

Qualche tempo fa Google aveva lanciato pomposamente una nuova feature che consente di monitorare in tempo reale i clicks fraudolenti all’interno del proprio account AdWords. Ovviamente i clicks non vengono computati, ma sottratti a monte e quindi non fatturati.

A ciò vanno aggiunte le continue rassicurazioni da parte di Google e Yahoo, secondo i quali il fenomeno sarebbe sotto controllo ed entro limiti assolutamente accettabili. Sì, ma accettabili per chi? Non per le aziende evidentemente.

Google and Yahoo have each settled a class action filed by marketers. In late September a coalition of such major brands as Expedia Inc.’s Expedia.com travel site and mortgage broker LendingTree is planning to go public with its mounting unease over click fraud, BusinessWeek has learned. The companies intend to form a group to share information and pressure Google and Yahoo to be more forthcoming.

Expedia e LendingTree formeranno dunque un gruppo di pressione per spingere Google e Yahoo a prendere di petto il problema e risolverlo una volta per tutte. Fosse la volta buona.

Ciononostante mi pare che quando si parla di click fraud si tenda sempre a drammatizzare. Le percentuali sono ancora basse e vi sono soltanto pochi casi realmente eclatanti. Entrare in paranoia mi pare inutile e dannoso.

Secondo me ciò che rischia di danneggiare il sistema non è tanto il click fraud in sé, quanto la paura degli inserzionisti di caderne vittima. Insomma, parlare troppo e male di un problema rischia di ingrandirlo a dismisura e creare sfiducia. D’altronde negarlo sarebbe a dir poco irresponsabile.

Forse basterebbe semplicemente evitare titoli scandalistici e richiami starwarsiani per affrontare il problema in modo serio e sereno. Credo che sia interesse di tutti, Google e Yahoo in primis, far sì che il sistema non collassi, ma continui a proliferare nei secoli dei secoli.


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