Era da un po’ che non “bazzicavo” da Mauro, quando ho letto la sua segnalazione a proposito dell’articolo di Business Week sul click fraud. The dark side of online advertising.
Addirittura. Scomodare il buon vecchio Darth Vader oggi è di moda…
The trouble arises when the Internet giants boost their profits by recycling ads to millions of other sites, ranging from the familiar, such as cnn.com, to dummy Web addresses like insurance1472.com, which display lists of ads and little if anything else.
Al solito l’indice è puntato contro la cosiddetta Rete di Contenuto, che consente a milioni di siti più o meno “amatoriali” di ospitare gli annunci di Google e (in misura minore) Yahoo. I webmaster improvvisati hanno una facile opportunità di ripagarsi l’hosting o la birra del venerdì sera. I più smaliziati, invece, intravedono una prospettiva di forte guadagno, mettendo in piedi un vero e proprio business che mira a truffare gli inserzionisti.
Qualche tempo fa Google aveva lanciato pomposamente una nuova feature che consente di monitorare in tempo reale i clicks fraudolenti all’interno del proprio account AdWords. Ovviamente i clicks non vengono computati, ma sottratti a monte e quindi non fatturati.
A ciò vanno aggiunte le continue rassicurazioni da parte di Google e Yahoo, secondo i quali il fenomeno sarebbe sotto controllo ed entro limiti assolutamente accettabili. Sì, ma accettabili per chi? Non per le aziende evidentemente.
Google and Yahoo have each settled a class action filed by marketers. In late September a coalition of such major brands as Expedia Inc.’s Expedia.com travel site and mortgage broker LendingTree is planning to go public with its mounting unease over click fraud, BusinessWeek has learned. The companies intend to form a group to share information and pressure Google and Yahoo to be more forthcoming.
Expedia e LendingTree formeranno dunque un gruppo di pressione per spingere Google e Yahoo a prendere di petto il problema e risolverlo una volta per tutte. Fosse la volta buona.
Ciononostante mi pare che quando si parla di click fraud si tenda sempre a drammatizzare. Le percentuali sono ancora basse e vi sono soltanto pochi casi realmente eclatanti. Entrare in paranoia mi pare inutile e dannoso.
Secondo me ciò che rischia di danneggiare il sistema non è tanto il click fraud in sé, quanto la paura degli inserzionisti di caderne vittima. Insomma, parlare troppo e male di un problema rischia di ingrandirlo a dismisura e creare sfiducia. D’altronde negarlo sarebbe a dir poco irresponsabile.
Forse basterebbe semplicemente evitare titoli scandalistici e richiami starwarsiani per affrontare il problema in modo serio e sereno. Credo che sia interesse di tutti, Google e Yahoo in primis, far sì che il sistema non collassi, ma continui a proliferare nei secoli dei secoli.
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