Archivio della Categoria 'Search Engine Optimization'

Think as a user

Mercoledì 28 Febbraio 2007

Un errore comune in fase di ottimizzazione è quello di privilegiare la struttura mettendo in secondo piano i contenuti. Troppo spesso si pensa, erroneamente, che sia sufficiente scopiazzare qua e là per accontentare l’algoritmo magico.

In realtà mai come oggi il contenuto è re. Un interessante articolo su SEOBook ci presenta un vademecum per piacere agli utenti e di conseguenza a Google.

Vi indico qualche highlight. Il resto lo lascio a voi.

1) Scrivete per la gente (non per i motori, aggiungerei)

2) Usate paragrafi brevi (non di 400 parole) e separati fra loro.

3) Formattate il contenuto.

4) Usate titoli e sottotitoli, immagini ed elenchi puntati, insomma tutto quello che può aumentare la leggibilità del testo.

5) Siate autorevoli (gli opinion leaders esercitano sempre un certo fascino).

6) Scrivete con stile.

7) Se scrivete per fare business, occhio al ROI (ma questo mi pare più scontato!).

Facile, no? Provateci.

Ottimizare i video per i motori

Mercoledì 27 Dicembre 2006

Il 2007 sarà l’anno della “video search”. Così parlarono gli esperti. E’ dunque importante capire come ottimizzare le pagine che ospitano i video per farle “digerire” nel modo migliore dai motori di ricerca.

In tal senso vi consiglio di leggere un articolo molto esaustivo di Amy Edelstein, che raccoglie alcuni preziosi suggerimenti da parte dei guru di settore.

Alcune anticipazioni.

  • I nomi dei files non devono essere numerici ma testuali e devono comprendere keywords in target con il video.
  • Ottimizzate il contenuto della pagina che ospita il video.
  • Sottoponete ai motori le pagine con i video (submit, submit, submit!).
  • Create una diversa sitemap per i video con meno di 1000 links.
  • Title e description tags delle pagine con i video devono essere ricche di keywords in target.

Il resto scopritelo da soli ;-)

P.S.: Per chi ricomincia a lavorare dopo le abbuffate natalizie… buon rientro!

Quanto vale un SEO

Giovedì 16 Novembre 2006

Ce lo spiega SEOmoz. Che lavorino in-house o per un’agenzia, hanno comunque un sacco di soldi.

Almeno negli States.

In compenso in Italia van di moda i free lance. D’altronde è l’unica strada praticabile se ci si vuole avvicinare a certe cifre.

Nel Paese degli orticelli, gli adepti della Forza del Page Rank tengono la gnosi tutta per loro :-)

P.S.: Fra i commenti al post di SEOmoz ce n’è uno di un ragazzo indiano (probabilmente l’ennesimo genio nato al posto sbagliato) che mi ha fatto tenerezza: Here in India, I can only dream about such high salaries that are listed in blog post. I think I need to fly out to USA, So my dream becomes true….

SEM meglio del SEO?

Lunedì 30 Ottobre 2006

Mi sono imbattuto in un interessante articolo di Dave Pasternack intitolato Troubled Times for SEO Firms.

Tutto nasce da un report sulla crescita delle agenzie SEO pubblicato da MarketingSherpa. Secondo la ricerca, il fatturato prodotto dall’industria del SEO sarebbe cresciuto del 124% fra il 2004 e 2005, ma si sarebbe bruscamente arenato nel 2006, con una crescita pari al 6,7% rispetto all’anno precedente.

Questa situazione ha stimolato le riflessioni (alcune davvero esilaranti) del nostro Dave Pasternack.

Tutto ruota attorno a 3 assunti:

1) Il SEO non è un lavoro che richiede necessariamente spiccata intelligenza e competenza tecnica.

Secondo Pasternack, i SEO, novelli cavalieri Jedi del Search Marketing, pensano di essere dotati di poteri eccezionali in grado di decifrare gli algoritmi dei motori di ricerca.

In realtà per raggiungere posizioni significative senza incorrere nel rischio di essere bannati, non esistono soluzioni misteriose. Basta applicare le Google’s Webmaster Guidelines: creare contenuto rilevante in linea con le keywords del proprio business, strutturare il proprio sito affinché diventi search engine friendly e lavorare sulla link popuarity.

2) Il SEO è un compito ”one shot” e non una consulenza continuativa.

A differenza delle campagne PPC, l’ottimizzazione viene svolta una volta e per sempre. Dopo di che, basta continuare sulla stessa strada. Certo, sostiene Pasternack, gli algoritmi cambiano e bisogna aggiornarsi. Ma i princìpi su cui si basano (secondo lui) non cambiano ed è altamente improabile che un sito otimizzato per i motori necessiti di grossi cambiamenti strutturali.

3) Non c’è alcun vantaggio nello spingere il SEO al limite del lecito.

Spesso per raggiungere risultati più velocemente i SEO approntano strategie “border line”, rischiando seriamente il ban dei motori. I danni in termini di revenue possono essere ingenti. Senza parlare dell’immagine…

La conclusione è quanto mai lapidaria. L’industria SEO non è destinata a morire, cionondimeno ci saranno sempre più aziende che tenderanno ad “internalizzare” la funzione, in quanto la conoscenza delle strategie SEO e i tools per metterle in pratica sono largamente alla portata di tutti.

La risposta di SEO Roundtable non si è fatta attendere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa qualche SEO italiano…

SEO e click distance

Martedì 10 Ottobre 2006

Su Search Engine Journal ho trovato un articolo molto interessante sul rapporto fra “click distance” e indicizzazione sui motori di ricerca.

Per “click distance” si intende il numero di clicks necessari per arrivare dalla home page ad un’altra pagina del sito: the lower the click distance, the more value given to the document.

I siti molto complessi, confusi, con un’alberatura incoerente, rischiano di essere fortemente penalizzati da Google e dagli altri motori.

Lo stesso concetto può essere traslato alla struttura delle URL: più sono profonde e dunque lunghe, minore è la possibilità che vengano recepite correttamente dai motori.

The URL depth property measures the number of levels in the URL and is compared to the click distance function to adjust a page’s ranking score.

Quando realizzate un sito, dunque, tenete a mente questi due concetti: “click distance” e “URL depth property”. Se anche SeoBlackHat ne ha trovato beneficio, un motivo ci sarà ;-)

Backlinks: Meglio pochi ma buoni

Lunedì 18 Settembre 2006

SEOAbbiamo il nostro bel sito e siamo stufi di vederlo solo sulle nostre business card. Così, dopo aver letto l’ennesimo articolo dell’ultimo sedicente guru del SEO, ci decidiamo a lavorare per migliorare la nostra link popularity.

La parola d’ordine è “arraffiamo quello che capita”. In sostanza, non importa CHI ci linka, ma QUANTI ci linkano. Più popolarità di così…

E allora ci affanniamo ad ottenere backlinks da siti di quarta categoria, fake directories e link farms. Soddisfatti attendiamo la prossima Google Dance per ammirare i frutti della nostra geniale “home made strategy” e ci accorgiamo che il nostro sito concorrente ci batte 6-0 6-0 con un decimo dei nostri links…

Perché? Ce lo spiega Jim Boykin in un articolo in cui sottolinea l’importanza di accantonare la quantità per puntare alla qualità dei links. In sostanza, come per gli amici, di backlinks meglio averne pochi ma buoni…

SEO is dead?

Domenica 22 Gennaio 2006

'MotoriMi sono imbattuto in un interessante (e provocatorio) articolo di Stoney deGeyter che vi consiglio di leggere. In sostanza il concetto di SEO quale “stand-alone service” finalizzato a promettere top-ranks nei risultati organici dei motori sarebbe destinato a morire.

“Il SEO resterà parte integrante del marketing online, ma le strutture che si dedicano esclusivamente a vendere posizioni elevate sui motori di ricerca sono destinate a fallire. […] Se una campagna SEO non viene inserita all’interno di un progetto di marketing più ampio, diventerà sempre più difficile, se non impossibile, raggiungere posizioni elevate per keywords competitive”.

L’articolo di deGeyter sembrerebbe confutare l’opinione di Marco Loguercio, secondo il quale le doorway pages non moriranno mai. Ma per fortuna si tratta solo di una provocazione. Almeno a leggere la storia vera (spassosissima e triste al tempo stesso) che lo stesso Loguercio ci propone. Sarà uno degli “aspetti di marketing” di cui parla deGeyter?

SEO: consigliare o implementare?

Martedì 25 Ottobre 2005

MotoriUn recente sondaggio mostra che il 64% delle aziende interpellate faticano a mettere in pratica le raccomandazioni dei propri consulenti SEO.

Di seguito qualche motivo:

  • 33.6% - Mancanza di risorse interne in grado di mettere in atto i cambiamenti consigliati.
  • 16.8% - Mancanza di budget da destinare all’outsourcing.
  • 15.4% - Frequenza degli aggiornamenti.
  • 9.4% - Reticenza da parte del management.
  • 8.7% - Deficienza di supporto operativo.
  • 8.1% - ROI difficilmente ipotizzabile.

La soluzione, secondo Stoney deGeyter, è di affidare al proprio SEO non solo la parte strategica, ma anche quella operativa. Insomma, dalle parole ai fatti! Eppure sembra che molti SEO non siano molto entusiasti all’idea di operare in prima persona i cambiamenti che predicano.

Motivi? A volte dipende da questioni legate al design, all’architettura e alla tecnologia (molti siti necessiterebbero di una rifondazione, più che di una ottimizzazione!). Altre volte è la differenza di vedute fra l’azienda e il SEO su come attuare i cambiamenti. Per ragioni di sicurezza, inoltre, diverse aziende rifiutano di consentire l’accesso al proprio sito ad un consulente esterno.

Come si esce dall’impasse? L’outsourcing sembra la soluzione migliore. Non soltanto, infatti, solleva l’azienda da ogni responsabilità legata all’attuazione del progetto, ma permette alla stessa di risparmiare tempo e soldi e di focalizzarsi sul proprio core business. Tutto questo a patto che vi sia fiducia e clima collaborativo :-)

Title tag: questo sconosciuto

Domenica 8 Maggio 2005

motoriAvete mai provato ad analizzare i titoli delle pagine web? Se va bene, le parole che li compongono sono “inappropriate” (ed uso un eufemismo). Se va male, il tag “title” manca del tutto.

Volete un esempio? Aprite Google e digitate untitled document. Risultato: circa 12 milioni di pagine. Incredibile…

Fortunatamente vi sono molti siti che titolano le proprie pagine web in modo corretto. Ma sono ancora troppi coloro che sottovalutano l’importanza del tag “title”, senza sapere che quest’ultimo rappresenta uno dei fattori più importanti nell’indicizzazione di una pagina web.

Come si sceglie un buon titolo? In realtà basta solo un po’ di buon senso: 1) usate parole coerenti con il contenuto della pagina; 2) fate in modo che tali parole corrispondano il più possibile ai termini che i vostri utenti digiterebbero per trovare il vostro sito.

Quale che sia la vostra scelta, comunque, sarà sempre meglio di un title tag vuoto :-)

Per avere maggiori informazioni sul SEO (search engine optimization), consultate la sezione dedicata a tale argomento da Searcheginewatch (in inglese) o acquistate Search Engine Visibility di Shari Thurow (sempre in inglese). Esistono ovviamente siti italiani che trattano l’argomento, ma essere sintonizzati sulla realtà americana significa trovarsi un passo avanti agli altri.


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