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AdWords: cambiano gli status delle keywords

Venerdì 15 Luglio 2005

Google AdWordsNormale, in attesa, in prova, disattivata, disapprovata. A volte sembra che lo status di una keyword acquistata su AdWords sia soggetto alla stessa legge della roulette: il Caso. Beh, fra poco non sarà più così.

Cosa cambierà? Vediamolo in dettaglio.

- Gli stati delle keywords verranno ridotti a 2: attivo o non attivo.

- Gli account non verranno più rallentati qualora non soddisfino i requisiti di rendimento.

- Le keywords non verranno più messe in attesa o in prova e non avranno più una soglia minima legata al CTR. La visualizzazione dell’annuncio sarà legata al punteggio di qualità (determinato dal CTR della keyword, dalla pertinenza del testo dell’annuncio, dallo storico della parola chiave e da altri fattori di pertinenza) e al max CPC. Maggiore è il punteggio di qualità, minore è il CPC necessario per determinare la visualizzazione degli annunci.

Mi soffermo su quest’ultimo punto, che mi pare molto importante. Il punteggio di qualità può influire anche sul CPC minimo (0,05€). Le keywords con un elevato quality score potranno godere di un CPC minimo più basso (fino a 0,01€), mentre le keywords con uno scarso punteggio di qualità si vedranno assegnare un CPC minimo più alto. Finché il max CPC rientra nel min CPC, la keyword rimarrà attiva. Altrimenti verrà disattivata. In quest’ultimo caso, sarà possibile risottoporre la parola chiave aumentandone il max CPC.

Cosa fare dopo l’entrata in vigore delle nuove norme? Tenete presente che tutte le parole chiave disattivate continueranno ad essere contrassegnate come non attive nell’account e verranno eliminate dopo alcune settimane. Il consiglio è di esaminare le keywords disattivate e decidere se eliminarle definitivamente o riattivarle con un max CPC più elevato.

Quando il blogger si crede Enzo Biagi

Lunedì 27 Giugno 2005

farNETicazioniRiprendo un ottimo commento di Mauro Lupi a proposito dell’ormai famoso “affaire” Pandemia-Corriere, per dire la mia su un atteggiamento che ormai sta dilagando in molti blog italiani.

Ferma restando la palese mancanza di stile da parte del giornalista del Corriere della Sera, credo che alcuni bloggers (e voglio precisare che non è il caso del simpaticissimo e bravissimo Luca Conti) soffrano spesso di manie di protagonismo quasi patologiche. Leggendo qua e là per la blogosfera si ha la sensazione di essere di fronte a campioni incompresi, fenomeni relegati a semplici blog perché la vita è stata avara di seconde chances.

I bloggers-che-vorrebbero-essere-giornalisti reprimono continuamente il loro grido di sconforto, vestendo i panni alteri di un Biagi, infarcendo i loro post con la retorica di un Ferrara, commentando i blog altrui col sarcasmo di un Mughini.

I bloggers-che-vorrebbero-essere-politici hanno sempre una soluzione ai problemi che attanagliano il nostro Paese, scimmiottando slogan e dispensando consigli a Destra e a Sinistra. Chissà come mai non sono ancora a Montecitorio.

I bloggers-che-vorrebbero-essere-manager criticano le aziende italiane, accusandole di non comprendere i cambiamenti della società, le nuove opportunità di business, le frontiere dell’economia. Meno male che ci sono loro, guru incompresi dalle intuizioni brillanti e risolutive.

Cosa c’entra tutto questo col post di Mauro Lupi? Poco o nulla. Luca fa bene a lamentarsi (e ci mancherebbe!), ma non si può pretendere il rispetto di chissà quali regole (peraltro non scritte) da parte di cacciatori di notizie professionisti, abituati a lottare in un ambiente spietato in cui chi arriva dopo è tagliato fuori. Ci vuole tempo. E d’altronde, come giustamente sostiene Lupi, dovremmo imparare a distinguere fra semplici segnalazioni e contenuti editoriali originali (le cosiddette opere di ingegno). In quest’ultimo caso non c’è giornalista che tenga di fronte alla violazione di un copyright…

Nel 2050 saremo immortali?

Mercoledì 1 Giugno 2005

Cyber CulturePoco tempo fa ho letto un romanzo di Richard K. Morgan, intitolato Bay City. Un buon libro, non c’è che dire, sulla scia di Blade Runner e Neuromante. Immaginate il mondo fra 400 anni, un mondo in cui i pensieri, la coscienza e tutto quello che definisce un essere umano sono racchiusi in un chip. Chi possiede denaro e ricchezze non muore mai: è sufficiente far impiantare il proprio chip nel corpo di qualcun altro e il gioco è fatto.

Sulla scia di Blade Runner e Neuromante, Bay City presenta un futuro inquietante e per certi versi attuale, ma pur sempre percepito come “remoto”. Andiamo, quanti di noi pensano veramente che fra 400 anni riusciremo ad essere immortali?

Evidentemente qualcuno lo pensa sul serio ed è addirittura ottimista. Secondo il responsabile del dipartimento di futurologia di British Telecom, Ian Pearson, infatti, nei prossimi 45 anni la potenza dei computer potrà immagazzinare ed elaborare abbastanza informazionni da poter gestire quelle contenute in un cervello umano.

In sostanza attorno al 2050 potrebbe esser possibile scaricare il contenuto di un cervello umano in un computer, conservando così tutti i ricordi, i pensieri e le sensazioni che vengono elaborate e memorizzate lungo l’arco di tutta una vita. Ovviamente il viatico per l’immortalità è il vil denaro.

“Chi è abbastanza ricco”, afferma Pearson, “potrebbe diventare immortale attorno al 2050. Le masse dovranno invece attendere il 2075/2080 per un abbattimento dei costi e perché questa tecnologia raggiunga la completa efficienza”.

Tale traguado sarebbe a portata di mano grazie al rapido e costante aumento delle capacità di calcolo dei pc. Un esempio? “La nuova PlayStation”, sostiene Pearson, “ha capacità di elaborazione pari all’1% del cervello umano, ma è un grande passo avanti rispetto alla primissima PlayStation. Continuando nell’evoluzione con la stessa velocità, si potrebbe azzardare che la PlayStation 5 sarà potente quanto il cervello di un uomo”.

Le conclusioni, a mio avviso, sono 2:
1) Chi si ostina ad annoverare la letteratura fantascientifica fra i generi di serie B vive in un mondo che non comprende.
2) Ci sono cose che cambiano, altre invece non cambieranno mai: un tempo a garantire l’immortalità ci pensavano i preti e un po’ di indulgenze acquistate a caro prezzo; nel futuro tutto dipenderà dalle multinazionali e qualche microchip. In entrambi i casi, basta avere la grana.

Habemus Ratzinger

Mercoledì 20 Aprile 2005

Dopo Giovanni Paolo II, ecco il nuovo papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger. Come in occasione della morte di Wojtyla, anche ieri ero in Piazza San Pietro, stavolta in compagnia dei miei colleghi, inghiottiti in un mare di gente impazzita manco fossimo al concerto dei Blue. Spinte, gomitate, imprecazioni in tutte le lingue. Insomma, ironia della sorte, sembrava proprio una bolgia infernale…

Ad ogni modo, ecco il mio contributo al momento (comunque la si pensi) memorabile. Un filmato di circa 2 minuti effettuato col cellulare. Ovviamente la qualità non è eccelsa e il Papa non si vede nemmeno se fate uno screenshot e ingrandite 100 volte con Photoshop :-) In compenso, però, si sente abbastanza bene la frase che prelude all’uscita del neo Pontefice (Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam) e il delirio della folla (non lo avrei mai detto) quando ha appreso il nome del cardinale eletto. Il video è in formato AVI. Vi consiglio di cliccare col tasto destro e salvarlo sul vostro hard disk.

E’ venerdì… finalmente!

Venerdì 15 Aprile 2005

Che settimana! Ci sono dei periodi in cui il venerdì appare all’orizzonte come un’oasi nel deserto. Da stasera si stacca tutto: PC, cellulare, TV. Due giorni di assoluta astinenza tecnologica (a parte il telegiornale). Bramo l’oblio: internet, email, campagne adwords, cms, stats, fogli excel… puff!

Voglio perdermi nel silenzio della natura e dimenticare il fastidioso brusio della tastiera e dei click del mouse. Voglio sentirmi avvolto dal calore dei raggi del sole e allontanarmi dalle radiazioni del monitor. Voglio ascoltare gli uccelli cinguettare e dar pace alle orecchie martoriate dagli squilli del telefonino e dai clacson snervanti dei romani. Voglio passare due giorni all’aperto e riscoprire la bellezza di un mondo estraneo alla mano dell’uomo.

Voglio… ma…

Giuliacci ha detto che domenica sarà brutto tempo. Sarò costretto a restare in casa. Mi stravaccherò sul divano. Proverò a leggere un libro fantasy… ma so già che alla fine continuerò a indugiare su Search Engine Advertising, di Catherine Seda. E poi accenderò il PC… perché Buona Domenica non se pò guardà…

P.S.: il logo di Google oggi è spettacolare! Guardate un po’…

Google

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Domenica 3 Aprile 2005

WWWFonte: Blog Notes

Arriva la beta pubblica di BookRepublic, un validissimo blog aggregator che una volta al giorno fa il giro dei blog iscritti (al momento in cui scrivo sono 66) e prende automaticamente nota delle recensioni di libri. Per avere informazioni sulle modalità di iscrizione e sui requisiti tecnici, cliccate QUI.

Addio, Giovanni Paolo II

Domenica 3 Aprile 2005

Ero in Piazza San Pietro quando monsignor Leonardo Sandri ha ripreso la parola. La veglia era appena terminata. Settantamila persone, ammutolite, continuavano a contemplare la stanza dell’appartamento del Papa (l’ultima a destra nella foto). Le luci erano spente, come il giorno prima. Ci aspettava un’altra notte di preghiera e speranza. Un’altra notte in cui il cuore di Giovanni Paolo II avrebbe provato a battere ancora.

Qualcuno se ne stava andando. I più erano raccolti in preghiera. Il silenzio era assoluto. Gli sguardi rivolti sempre verso l’alto. In quel momento avevamo capito tutti cos’era successo. La stanza del Pontefice era illuminata.

“Alle 21.37 il nostro amatissimo Papa, Giovanni Paolo II, è tornato alla Casa del Padre”

Lacrime di infinita tristezza solcavano i volti attoniti ma rassegnati di giovani, adulti e anziani. C’era chi singhiozzava. Chi piangeva silenziosamente, fissando incredulo la luce accesa della stanza del Papa. La piazza era un corpo solo. A quel punto una voce di preghiera si è alzata alta dal cuore della cristianità. Un grido soffocato ma fiero, l’ultimo intenso saluto ad un grande uomo. Ad un santo. Ancora silenzio. Poi, come se qualcuno lo avesse sussurrato contemporaneamente ai settantamila presenti, tutti si sono inginocchiati. Un lungo applauso ha riempito la quiete e si è unito al vento, quasi a voler accompagnare Giovanni Paolo II nella sua ascesa al Cielo.

Addio, caro Papa. Il mio personale augurio è che tu possa finalmente contemplare serenamente Dio e il volto di quella donna, Maria, che tanto hai amato quando eri fra noi.

Il calcio italiano? Dopato e corrotto

Lunedì 7 Marzo 2005

farNETicazioniAtalanta - Milan: 1-2
Il gol di Pirlo è al 94°. La partita doveva finire dopo 3 minuti di recupero, ma l’arbitro ha deciso di accordare un minuto supplementare per l’infortunio di Makinwa.

Roma - Juventus: 1-2
Il primo gol della Juventus è irregolare: Cannavaro è in posizione di fuorigioco attivo.Il rigore che porta al raddoppio bianconero non c’era: il fallo di Dellas su Zalayeta avviene chiaramente fuori dell’area romanista, senza contare che Camoranesi (autore del cross per Zalayeta) è in fuorogioco.

Inter - Lecce: 2-1
All’87°l’arbitro assegna un rigore all’Inter per un presunto fallo di Angelo su Cruz. Molto presunto.

Zeman, intervistato a Stadio Sprint, ha parole dure nei confronti di Moggi (che è in collegamento con Varriale): “Moggi governa il calcio e per giunta lo fa male”, afferma senza peli sulla lingua l’allenatore boemo. Il dg bianconero non si scompone e replica con la consueta diplomazia: “Può darsi che il nome della Juve dia la possibilità di lavorare meglio, però a noi le difficoltà non mancano perché se la Juve arriva seconda non ha vinto, ma ha perso”. Ma Zeman non desiste e va giù pesante: “Io penso che guidare la Juve e avere un figlio nella Gea sia importante”.

Per la cronaca, la Gea World controlla oltre 250 assistiti tra giocatori e allenatori di serie A e B, assumendo di fatto una posizione dominante nell’ambito della Lega Calcio. Alla faccia dei conflitti di interesse…

Da sportivo e da tifoso mi sento preso in giro. A cosa serve pagare l’abbonamento allo stadio o a Sky se lo scudetto se lo spartiscono sempre Moggi e Galliani? Perché continuare a seguire le gesta della Samp, del Palermo o dell’Udinese, se la squadra più rappresentativa del nostro calcio non si accontenta di vincere, ma vuole stravincere con ogni mezzo? Dov’è finito lo stile Juve, quello dell’avvocato Agnelli, di Gaetano Scirea, di Michel Platini, quello di una squadra che vinceva senza polemiche in campo e fuori?

Ma soprattutto, che cosa sarebbe successo se qualsiasi altra squadra si fosse trovata coinvolta nello scandalo doping?

Per queste e molte altre domande valga la risposta di Dick Pound, presidente dell’agenzia antidoping mondiale:

“Oltre alla revoca dei titoli, [la Juventus] dovrebbe ridare indietro quello che ha guadagnato in modo illegale con le vittorie”.

Altro che doping amministrativo…

Banda Bassotti
Da sinistra: Racalbuto, Galliani e Moggi, ovvero La Banda Bassotti.

Così muore un eroe

Lunedì 7 Marzo 2005
Di fronte al sacrificio di un uomo
non ci sono colpe,
non ci sono polemiche,
non ci sono strumentalizzazioni.
C’è solo il rispettoso silenzio.
E l’indelebile ricordo di un eroe.

Nicola Calipari

Il futuro della Rete secondo i net-astrologi

Sabato 26 Febbraio 2005

WWW Interessante, direttamente dal sito de L’Espresso.

Andrew Orlowski
Il noto giornalista britannico della rivista on line “The Register” non prevede un futuro roseo per Internet, in particolare per l’e-mail che “è diventata del tutto inutilizzabile a causa dello spam. Sia in termini di quantità che di qualità delle comunicazioni l’e-mail è stata un disastro”.

Lawrence Lessig
Anche il fondatore del Center for Internet and Society predice tempi bui per Internet. Secondo lui la Rete rischia di finire in mano solo a un manipolo di grandi aziende, che con il benestare dei governi degli Stati più ricchi, non saranno più obbligate alla neutralità e alla trasparenza.

Manuel Castells
Il sociologo spagnolo dell’Università della California e autore di “Galassia Internet” crede che sia complicato analizzare i fenomeni tipici della Rete: “La velocità delle trasformazioni ha reso difficile per la ricerca accademica seguire il ritmo del cambiamento con una scorta adeguata di strumenti empirici sui perché e i per come della società e dell’economia basate su Internet”.

Howard Rheingold
Secondo lo psicologo americano Howard Rheingold, autore del celebre libro ‘Smart Mobs, “le killer application del futuro non saranno né gli hardware né i software, ma le pratiche sociali. I cambiamenti più duraturi arriveranno dal tipo di relazioni, imprese e comunità che l’infrastruttura della Rete rende possibile”.

Linus Torvalds
L’inventore di Linux pensa che sia “la società a cambiare la tecnologia e non il contrario. La tecnologia fissa soltanto i limiti entro cui ci possiamo muovere, e su quanto economicamente possiamo fare”.

*** *** ***

Non è un caso che l’ideatore di Linux, a mio modesto parere, abbia centrato pienamente il problema. Futuro nero per le email? Come giustamente sostiene Geert Lovinck, uno dei massimi studiosi della Rete, nessuno ha smesso di vedere la tv o di acquistare i giornali nonostante la pubblicità. La Rete in mano a poche grandi aziende? Probabilmente già lo è. Ma il proliferare di siti personali, blogs, communities ci dà ampie garanzie di libertà.

Per quanto possiamo crederci “vittime” dei grandi interessi economici, siamo sempre noi, la società, a decretare il successo o l’insuccesso di una tecnologia. In sostanza, sono d’accordo col mitico Linus: il futuro di Internet dipende da noi.


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