AdWords: keywords in pausa

19 Febbraio 2007

Google AdWordsOttima feature da parte di Google AdWords! Da ora è possibile mettere in pausa e riattivare non solo campagne e gruppi, ma anche le parole chiave. Si colma finalmente una lacuna che costringeva gli inserzionisti ad eliminare le keywords non desiderate con l’inconveniente di perderne traccia e storico.

E’ di questi giorni, inoltre, l’aggiornamento dei parametri del Quality Score. Ne parlerò a breve. Stay tuned ;-)

Pensate come un engineer

19 Febbraio 2007

Signori, colleghi, usciamo dal ruolo di marketers e smettiamola di pensare che tutto giri intorno a noi. Guardiamo le cose da una nuova prospettiva. Quella degli utenti? Utile, ma scontata. Proviamo, invece, a metterci nei panni dei search engine engineers. Ce lo consiglia Eric Enge in un interessante articolo su Search Engine Watch.

By stepping into the shoes of the men and women who spend their days developing ways to improve search results, we can gain a unique perspective on the world of search engine marketing.

Vi riassumo alcuni dei punti che mi hanno maggiormente colpito.

1) I migliori algoritmi sono strettamente collegati al comportamento dei Webmaster, a patto che questi ultimi non ne siano consapevoli. Nel momento in cui lo diventano, il modello inizia a collassare. La famosa frase “design sites for users, not search engines” nasce proprio da questo assunto.

2) Il concetto di link building si regge su basi molto fragili. Il valore di un algoritmo quale “Page Rank”, ad esempio, dipende dal “natural linking”, ossia dall’atteggiamento che i webmaster dovrebbero adottare a prescindere dai motori. Chi paga in cambio di un link di fatto corrompe il modello. Questo non significa che il link in questione sia di bassa qualità. Vuol dire semplicemente che il motore non riesce a valutare il valore reale del link.

3) Alla luce di quanto sopra, “Fear, Uncertainty and Doubt” servono ad aumentare la qualità del servizio che i motori offrono tanto agli utenti quanto agli inserzionisti.

Il resto lo lascio a voi. Buona lettura! :-)

Ecco il Panama Ranking System

12 Febbraio 2007

Yahoo!Pochi giorni fa, con una certa delusione, rimarcavo come Yahoo Panama altro non fosse che una nuova interfaccia poveramente impreziosita dall’introduzione del CTR quale elemento discriminante nel posizionamento dell’annuncio. La scoperta dell’acqua calda, insomma.

E il nuovo algoritmo? Vittima anch’esso della confusione con cui è stata gestita da Yahoo l’intera vicenda “Panama”?

Beh finalmente ci siamo. Il nuovo algoritmo è stato lanciato negli US e promette (era ora!) di colmare il gap esistente con Google AdWords.

Ecco i fattori di pertinenza che decretaranno il CPC effettivo e la posizione dell’annuncio:

- Bid
- CTR
- Ad copy
- URL
- Landing pages
- Advertiser information
- Advertiser industry segment

Anche qui cominciano i segreti. Per il momento, infatti, Yahoo non spiega in che modo le informazioni e il segmento dell’inserzionista influenzino l’indice di qualità. Ciò che appare certo, invece, è che per il momento le landing pages peseranno ancora poco (se non nulla) nella valutazione complessiva dell’annuncio. In futuro si vedrà.

D’altronde il Quality Score di Google ha allontanato (se non altro in termini di “feeling”) non pochi inserzionisti. Come ho più volte detto, si tratta di un parametro sin troppo aleatorio. Siamo (credo) quasi tutti d’accordo su cosa sia e cosa determini una buona user experience, ma inserire tale giudizio (a volte soggettivo) all’interno di un algoritmo, dandogli un peso nemmeno troppo marginale, vuol dire rendere il sistema pressoché arbitrario.

Chissà quanti inserzionisti scontenti di AdWords saranno lieti di lasciare (o quanto meno limitare) le diavolerie partorite a Mountain View, per (ri)abbracciare un sistema relativamente chiaro e trasparente.

E pensare che Google AdWords all’inizio era proprio così…

Google confuta uno studio sul click fraud

11 Febbraio 2007

Click FraudUn recente studio di Click Forensics ha dimostrato che il 14,2% dei clicks sugli annunci pay-per-click sarebbero fraudolenti.

Una situazione diversa da quanto sostenuto a suo tempo da Shuman Ghosemajumder, program manager in Google e guru del click fraud, secondo il quale la percentuale dei clicks fraudolenti non rilevati da Google si attesterebbe attorno allo 0,18%.

Chi ha ragione, dunque?

Ghosemajumder è convinto che Click Forensics abbia commesso evidenti errori di conteggio.

Ogni visita ad una landing page viene registrata da Click Forensics come un click unico. E qui risiede il problema. Quando un utente clicca su un annuncio e visita una landing page, di solito continua generalmente a navigare il sito per poi tornare indietro cliccando sul back button del browser. A questo punto la landing page viene ricaricata e Click Forensics registra quest’azione come un click fraudolento.

Così parlò Ghosemajumder.

Alla prossima puntata ;-)

Crescono gli investimenti in Paid Search

11 Febbraio 2007

Secondo alcune previsioni di Outcast, negli Stati Uniti la spesa in advertising (online + offline) crescerà del 5,9% nel 2007.

Gli investimenti in pubblicità “tradizionale” (TV, radio, cinema) sono previsti in calo del 3,5%.

Interessante il dato relativo all’Internet advertising, dalla quale ci si aspetta un aumento della spesa pari al 18%.

Il PPC fa la parte del leone, con una crescita prevista nell’ordine del 39%, ma non mancano elementi sui quali riflettere e fare mea culpa.

Sembra, infatti, che il 49% degli inserzionisti intenda comunque ridurre la spesa in Paid Search per via del click fraud (era il 37% nella primavera del 2006).

Urge una presa di posizione forte e risolutiva da parte di Google, in primis, e ovviamente degli altri Players di settore. Ne va del modello di business ha segnato la rinascita dell’economia digitale.

Meglio tardi che mai…

6 Febbraio 2007

Non sono sparito. O meglio, sì. Sepolto in un mare di moduli e procedure, di documenti e emails. Burocrazia. Quando ti occupi di una start-up, devi fare i conti anche e soprattutto con cose simili. Il tutto un Paese straniero, l’Irlanda, che corre come una Cinquecento con un motore Ferrari.

E vabbè. Dopo la pausa forzata, I’m back again.

Meglio tardi che mai.

Chissà perché mi viene in mente Yahoo Panama.
Con la nuova piattaforma PPC, Yahoo scopre finalmente l’importanza di mettere in atto the most relevant connection between users and advertisers. Una volta saltato l’ostacolo dell’approvazione editoriale, non vince più il bid più alto ma la relevancy.

We’re rewarding ads based on relevancy factors, like click-through rate. All things being equal, better ads get better click-through rates; so we’re incentivizing advertisers to focus on the quality of the ad message, and not simply on the bid price.

E così mentre Google afferma il Quality Score, Yahoo propone un modello CTR based. La scoperta dell’acqua calda.

Everyone wins. Searchers see more relevant ads. As searchers see relevant ads, advertisers get more click traffic. Publishers on our content network get more clicks as well. And Yahoo gets greater revenue through our advertisers’ success.

Il dato realmente positivo (IMHO) è costituito dall’interfaccia. Chi ha avuto la sventura di usare quella di YSM sa cosa intendo. Puro delirio. Per il resto, credo che il CTR sia ormai un fattore assolutamente scontato. Per lo meno se ci si accontenta di punzecchiare Google AdWords…

Via Search Insider.

Dammi due parole…

25 Gennaio 2007

Motori di RicercaContinua la maturazione degli utenti dei motori di ricerca, dopo il segnale incoraggiante fatto segnare lo scorso anno. Al primo posto si confermano sempre le ricerche composte da due parole, seguite da quelle di tre parole. Al quarto posto le queries composte da una sola parola.

1. Two-word phrases — 28.38 percent
2. Three-word phrases — 27.15 percent
3. Four-word phrases — 16.42 percent
4. One-word phrase — 13.48 percent
5. Five-word phrases — 8.03 percent
6. Six-word phrases — 3.67 percent
7. Seven-word phrases — 1.63 percent
8. Eight-word phrases — 0.73 percent
9. Nine-word phrases — 0.34 percent
10. Ten-word phrases — 0.16 percent

Google risponde al Sausage Manifesto

18 Gennaio 2007

La risposta di Google al manifesto di Rohrs non si è fatta attendere. Ci ha pensato Shuman Ghosemajumder, responsabile del team di click quality a Mountain View. Ne riporto sommariamente i dettagli, che ho letto su SearchEngineWatch.

Punti 1-2. Google sta lavorando per promuovere sempre più trasparenza nei rapporti con gli advertisers.

Punto 3. Google investe molto più che proporzionalmente al problema.

Punto 4. Google non promuove il conversion tracking quale soluzione al click fraud, ma in quanto strumento per aiutare a far luce su eventuali episodi fraudolenti. In presenza di click fraud, è molto probabile che vi sia un abbassamento anomalo del ROI.

Punto 5. Il customer service è una priorità per Google, al punto che l’azienda adotta politiche e sistemi atti a valutare la qualità e i tempi delle risposte.

Punto 6. Google aggiunge quotidianamente ai propri siti nuovo materiale da consultare per far fronte al click fraud. Inoltre cerca di comunicare molto di più tramite i blogs e i forum pubblici.

Punto 7. Google partecipa al Click Measurement Working Group per definire alcuni parametri di partenza da condividere ed accettare. Ad esempio in cosa consiste un click da un punto di vista tecnologico. Di qui è poi possibile arrivare a definire il click fraud e i clicks non validi.

Punto 8. Google ha più volte espresso perplessità (ma va?!) sui click fraud reporting tools utilizzati da aziende terze per tracciare i clicks fraudolenti.

Punto 9. Perseguire legalmente i casi di click fraud vorrebbe dire per Google svelare metodi che potrebbero essere utilizzati proprio per alimentare il sistema fraudolento.

Punto 10. Il Click Measurement Working Group è un ottimo luogo in cui discutere la realizzazione di un Click Fraud Perp Registry.

Punto 11. Google condivide molte più informazioni di quanto non facesse in passato. I nuovi strumenti di reportistica per i clicks fraudolenti ne sono una prova tangibile.

Risposte di circostanza. In realtà Google ha tutto da guadagnare dal perverso sistema del click fraud. Almeno in tempi brevi. Il rischio è che cresca la sfiducia. Ed accanto ad essa la voglia/necessità di guardarsi intorno.

Ma, parliamoci chiaro, oggi (e pure domani) è veramente possibile prescindere da Google per essere visibili su Internet?

Inside AdSense in Italiano

18 Gennaio 2007

Google AdSenseIl primo (o secondo, dovrei dire) post dublinese non poteva che parlare italiano :-)

Inside AdSense sbarca nel Bel Paese per allietare i palati sopraffini dei webmaster nostrani. Aggiornamenti, consigli e indicazioni per chi non è proprio “amico” della lingua inglese.

Buona lettura e… buon guadagno!

P.S.: siate bravi… e non alimentate il click fraud :-)

The Sausage Manifesto

8 Gennaio 2007

Poche ore ormai mi separano dalla nuova vita dublinese. Emozionato? Stanco, direi. Me ne sarei andato un mese fa, quando tutto sembrava così chiaro. Cristallino. Sarà una frase fatta, ma le attese snervano. E così mi prendo una pausa dal tiro alla valigia e con il portatile acceso fra un mare di abiti sparsi, leggo divertito il Sausage Manifesto, ispirazione notturna di Jeffrey Rohrs, storico moderatore ai SES su questioni legate al click fraud.

Chi scrive alle 4 del mattino, di solito rischia di delirare. Al quarto caffè e con occhi simili a uove sode, digita i tasti del computer in preda allo stream of consciousness. Joyce gli fa un baffo. Ma è proprio in questi orari insoliti che nascono le cose migliori. Gli 11 punti del Sausage Manifesto, oltre ad essere esilaranti, hanno il compito (arduo) di risvegliare i dormienti: Google (in testa), Yahoo e MSN.

Vediamoli.

  1. Parlate, ma non fate lezioni. Non siamo bambini. Siamo professionisti e spendiamo milioni di dollari in piccole pubblicità testuali. Se pensiamo che ci sia un problema, vuol dire che il problema c’è.
  2. Apprezzate le nostre diversità. Per alcuni di noi 1.000 dollari sono un sacco di soldi. Quindi prendete atto che non tutti disponiamo di budget milionari e soprattutto non abbiamo tempo di fornirvi prova dei clicks non validi.
  3. Investite proporzionalmente al problema. Che sia fondato o meno, molti di noi hanno il sospetto che guadagnate più dai clicks non validi (inclusi i clicks fraudolenti) di quanto non spendiate per prevenirli. Se i vostri dati vi dicono che il click fraud è al di sotto del 2%, allora investite l’equivalente in prevenzione.
  4. Prendete atto che il tracciamento da solo non è la risposta al problema. Sappiamo che è nostro dovere implementare sistemi di monitoraggio delle conversioni. Ma ciò non significa che dobbiamo necessariamente essere in grado di identificare i clicks fraudolenti.
  5. Migliorate il servizio di assistenza dedicato al Click Quality. Nell’offline si dice che il cliente ha sempre ragione. E allora come mai abbiamo la sensazione che nel paid search il cliente abbia sempre torto, a meno che non produca prove a sufficienza per dimostrare il contrario?
  6. Costruite un Resource Center dedicato al Click Quality. Sappiamo che non potete risalire all’intenzione di chi clicca. Così anche un utente in buona fede potrebbe ritrovarsi a cliccare più volte su uno stesso annuncio all’interno di una medesima sessione. Ma il problema è che in questi casi voi comunicate poco e male la vostra policy.
  7. Collaborate con il Click Measurement Working Group dello IAB. Sembra ci vogliano anni per arrivare ad una qualche conclusione. Per avere credibilità, il gruppo deve muoversi più velocemente rispetto alle previsioni.
  8. Siate corretti con gli altri. Sappiamo che non vi piacciono le terze parti che si occupano di identificare i clicks fraudolenti. Ma che lo vogliate o meno quelle aziende esistono. Significa semplicemente che non ci fidiamo dei vostri sistemi.
  9. Mettete qualcuno dietro le sbarre. Il click fraud esiste da quando è nato il PPC. Eppure nessuno è mai finito in galera per questo.
  10. Create un Cllck Fraud Perp Registry in cui spiegare le nuove tattiche di prevenzione e comunicare gli attori che secondo voi agiscono in modo poco trasparente.
  11. Siate bravi a condividere i vostri dati così come lo siete nelle vostre PR.

Secondo Rohrs quella del click fraud non è tanto una guerra degli advertisers contro i motori di ricerca in quanto tali, ma contro i motori in qualità di media sellers. Per questo sono necessari dei “third-parties” riconosciuti in grado di rilevare i clicks fraudolenti e certificarne l’esistenza.

Conclusioni condivisibili. C’è da augurarsi che il fenomeno (ancora largamente sottovalutato in Europa) venga affrontato e risolto prima che ci travolga con la veemenza con cui si è abbattuto negli States.


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